Liste elezioni politiche 2008 Pd e Pdl: i candidati che fanno più discutere

Difficoltà come ogni anno alla presentazione delle liste elettorali. Ecco i candidati che fanno parlare più di se

Questa volta la presentazione delle liste ha avuto una caratteristica in più di complicazione rispetto al solito tran-tran degli esclusi e degli insoddisfatti.

Da una parte la affermata intenzione (di Veltroni prima e di Berlusconi dopo, non considerando gli altri protagonisti come sinistra estrema, le rose bianche e centriste e altri mini raggruppamenti) di voler spingere verso una semplificazione del sistema che comportava qualche sacrificio, dall'altra la scomoda presenza di una legge elettorale, dalle caratteristiche  a dir poco bislacche che, proprio nel presunto spirito nuovo di semplificazione, ha realizzato il massimo dell'arbitrio, la cui conseguenza immediata sarà un allargamento della sfiducia della gente e un'acuirsi della crisi della rappresentanza.

Dunque ingovernabilità e crisi di fiducia politica sembrano destinate ad andare a braccetto ancora nello scenario che si va disegnando. Simbolicamente questa volta sentiamo di condividere una frase di Mino Martrinazzoli, l'ex segretario democristiano e popolare, che ha lapidariamente e efficacemente dichiarato più o meno così: "siamo passati dalla rappresentanza politica alla rappresentazione della politica".

Nel bailamme che si è venuto a creare, tra le tante stranezze vi è quella della definizione delle liste che vede un numero ridotto di candidati appartenenti alle regioni dove si vota. Per intenderci i candidati alto atesini sono candidati in Basilicata, quelli siciliani in Veneto, quelli sardi in Campania.

Il profilo dei candidati è come sempre giudicato con severità dagli esclusi e con malcelato entusiasmo da quelli sistemati in ottima posizione per l'elezione. E, se una volta bisognava competere a fior di voti da cercare nel consenso della gente, oggi tutto questo è assolutamente inutile. Saranno eletti quelli che sono stati sistemati nei posti privilegiati. Che sicuramente meriteranno, ma che non otterranno per la volontà popolare direttamente espressa, ma per quella di palazzo Grazioli (casa, direzione strategica del leader del Popolo della libertà) o il loft (che non è il sogno dello spazio, che più di tutto evoca l'immagine di un ambiente che grazie, alla sua intrinseca conformazione "spaziale", alla prevalenza della sensazione di volume, piuttosto che di superficie, rimanda al concetto di libertà, ma più semplicemente lo stanzone dove i vertici del PD hanno designato le candidature).


La Campania in questo sport particolare che è quello del paracadutaggio delle candidature si è subito collocata al primo posto. O l'hanno collocata; nel senso che le liste del Pdl e del PD sembrano costruite con accortezza per togliere di mezzo tutti i campani.

Ora, la drammatica questione spazzatura potrebbe al limite giustificare in chiave punitiva una disastrosa classe dirigente (ma non manca come al solito qualche "comica finale" come quella espressa dal cosiddetto leader verde Alfonso Pecoraro Scanio che in un momento di frastornamento ha detto che intende candidarsi a Governatore della Campania. Giuriamo che è vero, anche se ovviamente la cosa ha del paradossale). Se il repulisti è motivato da questo, potrebbe al limite essere una buona mossa. Ma poi vediamo che il tutto è qualcosa che non sembra così serio, visto che non mancano strafalcioni poco credibili in questa direzione.

Ma anche le contraddizioni non sembrano mancare nella precaria logica che ha determinato le scelte.

Per esempio come non giudicare insolite le scelte del Pdl di attuare in Campania un ricambio strano, e in alcuni casi non coerente, che ci spinge a pensare che le scelte sono dettate da contenziosi interni tutt'altro che armoniosi. Per esempio risalta il fatto che mentre Alleanza Nazionale ha confermato nelle liste quasi tutti i suoi parlamentari uscenti, Forza Italia ha messo da parte quasi tutti i suoi: quelli che hanno fondato il partito a Napoli e in regione e quelli che erano entrati appena due anni fa (pensiamo a Laurini e Malvano), che provenivano dal mondo delle professioni o dai funzionari dello Stato, che neanche hanno avuto il tempo di assuefarsi al Parlamento e dimostrare la loro capacità operativa. Originale è anche il fatto che per le famose vicende dei vari circoli delle libertà e della libertà, ai quali è stata data una rappresentanza in Parlamento, i posti sicuri sono stati dati molti in Campania. Della serie, per dirla alla Totò: "...non ci sono, sono ci sono... ci sono ... e pigliate!":

Lo stesso si vede scrutando le liste del PD che non sembrano essere, nei criteri di scelta, tanto lontane da quelli dell'antagonista centrodestra.

Certo la più divertente delle motivazioni è quella di Michaela Biancofiore candidata nel Popolo della libertà. Sentite un po':"...Sono state fatte valutazioni di tipo nazionale. Ciò mi permetterà di avere una visione più nazionale e di vedere da vicino la situazione in quella regione martoriata...".








Fonte: pubblicato il


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