Centenario Festa della Donna: la storia. Tante manifestazioni in Italia con alcune spaccature

Manifestazione e cortei per la giornata internazionale della donna. Partecipa anche il Ministro Livia Turco

Le parole d'ordine della grande iniziativa unitaria di Cgil, Cisl e Uil per la giornata della donna saranno "Libertà di scelta, lavoro, qualità di vita, sviluppo". Il corteo muoverà i primi passi alle 14.00 da Piazza Bocca della Verità, per arrivare a Piazza Navona alle 15.30. Parteciperanno i Segretari generali delle tre confederazioni Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti, rappresentanti dei sindacati internazionali e il ministro Barbara Pollastrini. Si aggiungono le adesioni del mondo politico, prima tra tutte quella del Ministro della Salute Livia Turco. Nel comunicato di Cgil, Cisl e Uil, una denuncia e un invito: "in questo momento particolare in cui si tenta nel nostro Paese, di strumentalizzare l'autodeterminazione delle donne e la loro libertà, chiediamo a tutte le donne e a tutti gli uomini di partecipare in massa a questo importante appuntamento".

Anche sull'8 marzo non mancano le spaccature, e non ci riferiamo al corteo di Giuliano Ferrara, che con la festa della donna ha ben poco a che fare e pare piuttosto una provocazione di cattivo gusto. I movimenti delle donne, infatti, hanno deciso di disertare la capitale e organizzare iniziative in tutta Italia. La Rete delle donne non ci sta a mettersi "sotto il cappello dei sindacati", "organizzazioni che sostengono politiche familiste e di controllo sui corpi", e accusa le confederazioni di strumentalizzare a fini elettorali l'8 marzo.
L'Udi, Unione donne d'Italia, invita le donne nella sue sede nazionale a Roma per una riflessione comune. L'Assemblea nazionale femministe e lesbiche e la Casa internazionale delle donne anticipano al 7 la mobilitazione e Edda Billi, storica leader del movimento, tuona: "non ci hanno dato Campo dei fiori perché è troppo vicino a Ferrara. L'8 marzo se lo sono presi i maschi".
Le promotrici del 'no' al corteo dei sindacati ricordano anche che manifestare un giorno prima, oltre ad essere un distinguo, è un modo per ricordare Maria Carla Cammarata, giovane donna che il 7 marzo 1988 venne stuprata nei pressi di Piazza Navona, i suoi aggressori vennero lasciati liberi e Marinella si lasciò morire poco dopo di polmonite. Partirà alle 18.00 da Piazza Navona la manifestazione dedicata a questa donna, al grido di "Tra la festa, il rito, il silenzio...scegliamo la lotta!".

La Storia. L'8 marzo è la giornata eletta a simbolo delle lotte delle donne per l'affermazione dei diritti di quello che Simone de Beauvoir chiamò 'secondo sesso'. Lotte per uscire dalla millenaria condizione di subalternità e oppressione, dalla identificazione come 'altro', dalla condanna agli ultimi posti nella società, nel lavoro, nel mondo costruito e governato dagli uomini, in cui le donne sono relegate nel 'privato' e gli uomini dettano legge e plasmano il 'pubblico'. Lotte per entrare nella storia, per decidere della propria vita e sul proprio corpo.
Negli ultimi cento anni le donne si sono prese ben più di ciò che gli uomini erano disposti a concedergli, e certo fanno riflettere le recenti uscite di chi, su conquiste fondamentali come l'aborto, propone o invoca dolorosi e vergognosi passi indietro.
Cento anni. Passando per diritto di voto, parità salariale, legge sul divorzio, tutela della maternità, riforma del diritto di famiglia, legge sull'interruzione volontaria della gravidanza, legge sulle pari opportunità, sulla violenza sessuale.

Perché l'8 marzo? In questa data, nel 1907, Clara Zetkin, dirigente del movimento operaio tedesco, e Rosa Luxemburg organizzarono la prima conferenza internazionale della donna: nasce il movimento socialista delle donne. Sulle origini di questa giornata ci sono molte ipotesi: 8 marzo 1848, il re di Prussia promette di concedere il diritto di voto alle donne; 1857, sciopero di donne a New York in cui le partecipanti furono brutalmente disperse dalla polizia; 23 febbraio 1917, San Pietroburgo (8 marzo secondo il calendario Gregoriano), madri mogli e figlie chiedono il rientro dei loro uomini dai fronti della prima guerra mondiale e la fine della dittatura zarista. Ma la ricorrenza passata alla storia è quella dell'incendio dell'opificio Cotton a Chicago (secondo altri storici il luogo della tragedia sarebbe invece New York o Boston), in cui sarebbero bruciate vive 129 operaie tessili che stavano scioperando. Recenti ricerche hanno però smentito questa ipotesi, il fatto non sarebbe realmente accaduto. Leggenda o verità, è questa l'interpretazione più accreditata o, comunque, più conosciuta, che fa risalire all'8 marzo la festa della donna e nel 1910 a Copenaghen, in una nuova conferenza internazionale al femminile, si propose l'istituzione della Giornata internazionale della donna.

In Italia l'origine è più recente: 8 marzo 1945, un gruppo di donne appartenenti all'Unione Donne Italiane si riunì a Roma per approvare un ordine del giorno mirato a "difendere il pane ai nostri figli, alle nostre famiglie e per difenderci dal freddo e dalla miseria".
La festa vera e propria venne organizzata l'anno successivo, quando a Londra i rappresentanti di venti nazioni si riunirono per redigere la "Carta della donna", documento in cui si chiedeva "il diritto al lavoro in tutte le industrie, la parità salariale, la possibilità di accedere a posti direttivi e di partecipare alla vita politica nazionale e internazionale". L'UDI preparò il primo 8 marzo nell'Italia libera e scelse la mimosa come simbolo della giornata. Proprio il 2 giugno 1946 le donne italiane poterono, per la prima volta nella storia, recarsi alle urne e votare per la nascita della Repubblica.


Oggi. In un messaggio delle Nazioni Unite si legge che oggi, a più di dieci anni dalla Conferenza di Pechino sulla donna, a causa dei fondi insufficienti, vi è ancora un divario tra le politiche sul raggiungimento dell'uguaglianza e della parità tra i sessi e la loro applicazione. Poco rassicuranti anche i dati dell'Unione Europea sul panorama italiano: il nostro paese resta al di sotto della media Ue nella percentuale di donne presenti in Parlamento (17%) e al governo (22%), contro i rispettivi 42 e 60% della Finlandia, in testa alla classifica.
Allarmanti i dati sulla violenza contro le donne nella nostra penisola: ogni tre giorni in Italia una donna viene uccisa dal marito, dal fidanzato o dall'ex partner. Secondo i dati Istat quasi sette milioni di donne tra i 16 e i 70 anni, nel corso della vita, hanno subito violenza fisica o sessuale da un estraneo o da un familiare, un milione soltanto nell'ultimo anno. Solo il 7% delle donne che hanno subito violenze, trova il coraggio di denunciare il violentatore, mentre solo un colpevole su cento viene condannato.

In un contesto simile, reso più pesante dagli attacchi alla legge 194, la giornata dell'8 marzo assume sempre più importanza. Lo ricordano alcune parlamentari e dirigenti della Sinistra l'Arcobaleno (Titti Di Salvo, Katia Zanotti, Elettra Deiana, Katia Bellillo, Cecilia D'Elia, Luana Zanella, Gloria Buffo, Giovanna Cappelli, Marisa Nicchi, Fulvia Bandoli, Bianca Pomeranzi, Roberta Lisi, Lalla Trupia, Alba Sasso, Silvana Pisa) in una lettera inviata alle donne di Cgil, Cisl e Uil. Aderiscono alla manifestazione indetta dai sindacati: "Insieme per dire che la libertà delle donne nella procreazione e nella sessualità è un fondamento dell'idea di civiltà, contro i tentativi potentissimi di ripresa di dominio maschile sulle loro vite e il loro corpo. Per dire parole dure contro la violenza sulle donne". "L'autodeterminazione e libertà delle donne - continuano - sono un punto irrinunciabile di innovazione profonda dei contenuti e delle pratiche della democrazia e di rinnovamento della politica".

Livia Turco aderisce all'iniziativa "come donna e come ministro", sottolinenado che durante il suo mandato "ha posto il tema della salute delle donne tra le priorità del proprio programma. Intervenendo per ampliare le opportunità di assistenza, per promuovere maggiori interventi di prevenzione, per favorire l'accesso ai servizi, per una nuova cultura nella ricerca e nell'assistenza di genere". Il Ministro osserva che, in tutto il mondo, "le donne sono ancora le più povere, le meno istruite, con minor reddito, con minori diritti civili.





Fonte: pubblicato il


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