Mastella non si candiderà alle prossime elezioni politiche perchè vittima controinformazione

Mastella spiega la sua situazione e il motivo per cui non si candiderà alle prossime elezioni

"Sconfitto, prima ancora di essere probabilmente sconfitto sul campo, rinuncio a candidarmi", ha detto il segretario dei Popolari Udeur ponendo fine al lungo attendismo che non lasciava capire quale strada avesse in mente di intraprendere per il prossimo 13 aprile. Sconfitto, dice, l'uomo forte di Ceppaloni, il quale a denti stretti attacca: "per una costante e manipolata disinformazione con la pubblica opinione, determinata da una scientifica operazione di linciaggio morale contro di me, costruita mediaticamente, politicamente e giudiziariamente".

Tutti coinvolti dunque, tutti imputati. Ma soprattutto tutti responsabili per averlo trasformato, politicamente e moralmente, in "una sorta di uomo nero, di cui liberarsi e sul quale scaricare tutte le responsabilità del sistema politico". Rivendica però il merito della resistenza perché "stretto nella tenaglia, ho retto fino a quando ho potuto sapendo di avere subito ingiustizie clamorose e ben cosciente della mia onestà e innocenza". Eppure non si è sentito solo in questo periodo drammatico della sua vita, anche personale, che ha visto la moglie indagata vivere l'esperienza degli arresti domiciliari in quel fortino in provincia di Benevento in cui la famiglia Lonardo-Mastella è considerata un riferimento.

Già la moglie, Sandra, filosofa come lui, presidente del consiglio campano, da gennaio accusata di aver fatto pressioni per una nomina nel settore sanitario. Una condizione, si diceva, che comunque non gli ha fatto registrare ostracismo da parte di chi gli vuol bene. "Ringrazio quanti, anche in queste ore, mi spingono a restare sul terreno di gioco", ha detto, vedendo in questo abbandono elettorale anche una possibilità di riscatto: "spero così di essere anche più libero e di ritrovare finalmente una serenità che con violenza e ad arte mi è stata tolta". Certo, resta un retrogusto acido che fatica ad attenuarsi. "Confesso - ha ammesso- che un pò di amarezza in tutto questo c'è, ma forte anche della cultura e della saggezza contadina del mio sud, non mi arrendo e se, e qualora ci saranno condizioni diverse, dò l'arrivederci a quegli amici che generosamente e in modo solidale mi sono stati vicino".

Così sembra concludersi un cursus honorum invidiabile e una vita politica intensa. Nove legislature, una di seguito all'altra dalla settima alla quindicesima, di cui otto da deputato e l'ultima da senatore. Di strada, Mastella, ne ha percorsa molta da quel 1976 in cui debuttò sulla scena politica sotto l'ala protettrice di Ciriaco De Mita nella grande casa democristiana. Dopo la resa dei conti di tangentopoli, fonda nel 1994 i Ccd. A condividere con lui lo scettro di comando, il futuro concorrente politico Pier Ferdinando Casini. Per l'ingresso al governo bisogna attendere il primo esecutivo di Silvio Berlusconi che gli affida la poltrona di ministro del Lavoro. Poi, la scissione nel 1994 dei Ccd: è lui a guidare la pattuglia (Cdr) che si stacca per allearsi con i Cdu. Dopo qualche mese, confluisce con il suo gruppo nel Udr e diventa segretario. Un anno dopo vede la luce l'Udeur. Una esistenza politicamente intensa che passa anche per il tentativo di conquistare Ceppaloni come primo cittadino: nel 2003 si candida appoggiato da Sdi e Fi e batte l'avversario del centrosinistro e del Prc. Nel 2006 è eletto senatore e poi nominato guardasigilli. Il 16 gennaio del 2008 è lo spartiacque tra la storia e la cronaca di oggi: Mastella fa cadere l'esecutivo di Prodi e porta il paese alle urne.








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