Partio Democratico: i Radicali non sono contenti così come altri esponenti per divese ragioni

Doppia polemica per il PD, attaccato su due fronti: dai Radicali di Pannella e dal ministro Parisi

Doppia polemica per il PD, attaccato su due fronti:  prima polemica, quella che Marco Pannella vuole portare alle estreme conseguenze, con i radicali, e l'altra, lanciata dal ministro Arturo Parisi dopo le dichiarazioni del capolista alla Camera Massimo Calearo. Sullo sfondo, la protesta dell'ex senatore Udeur Nuccio Cusumano.

LISTE. Il compito di presentarle è andato al vicesegretario Dario Franceschini, che ha rivendicato un forte elemento di novità: "Nelle liste ci sono 379 donne pari al 42 per cento dei candidati. Le donne elette uscenti erano 52 e ne verranno elette da 100 a 130 in base ai voti che prenderemo". Poi: "I nuovi parlamentari mai eletti passeranno da 125 a 248. E la gran parte non vengono dai Ds o dalla Margherita". Sui giovani: "Nelle liste della Camera ci saranno 190 under 40. Sono il trenta per cento dei candidati totali. Di cui quattro capilista, tutti seguiti dal segretario del Pd. E ne saranno eletti da trenta a sessanta alla Camera, rispetto ai dodici che c'erano l'altra volta".

RADICALI. Marco Pannella, per protestare contro "l'instabilità" di alcuni dei nove seggi assegnati al partito radicale, ha iniziato uno sciopero della sete introdotto con il consueto stile burrascoso: "L'Italia non è un Paese democratico. In Parlamento non ci vanno gli eletti ma i nominati". Ha aggiunto: "Pacta sunt servanda. I radicali, come succede da 40 anni, continueranno ad esistere anche dopo la caduta dei potenti e degli arroganti". Per il leader radicale "il rispetto della parola e' un fondamento della stessa legge. Vale la pena dare corpo alla sete di questa esigenza".Ha delineato la strategia: "Per il momento andiamo avanti, continuiamo ad esporci al giudizio e soprattutto confidiamo nell'aiuto della gente dabbene", e assicurato che non ci saranno polemici passi indietro dalle liste: "Ritirarci? No, forse è quello che si vuole ma è un favore che non faremo".

Piccata la risposta del candidato premier Walter Veltroni che, chiudendo le liste con quasi una settimana di anticipo rispetto a quanto prevede la legge, sperava - a torto, evidentemente - di limitare gli effetti nefasti sulla campagna elettorale: "Un accordo politico non può essere scambiato con una specie di tram in cui si prenotano i posti e si viene portati. Ai Radicali dico: viviamo insieme la bellezza di una sfida politica con lo stesso entusiasmo". Franceschini ha chiuso le porte: "Se cercano di accendere i riflettori per qualche giorno, ce ne dispiace, ma non c'è materia di trattativa. Avevamo detto nove candidati, e lo abbiamo fatto anche chiedendo un sacrificio ai territori. Quanto alla distribuzione nelle liste - ha sottolineato il vicesegretario del Pd - è stato rispettato esattamente quanto detto nell'accordo tra Camera e Senato. E' quindi difficile da comprendere la richiesta di essere posti ai vertici delle liste. Lo sciopero della sete per passare dal quarto al terzo posto è francamente difficile da capire". I nove esponenti radicali candidati con il Pd sono, per la Camera, Emma Bonino (capolista in Piemonte), Maurizio Turco (terzo in Lombardia), Maria Coscioni (quinta in Friuli), Marco Beltrandi (quindicesimo in Emilia Romagna), Matteo Mecacci (quinto nella seconda circoscrizione del Lazio), Elisabetta Zamparutti (terza in Basilicata) e Rita Bernardini (quarta nella seconda circoscrizione siciliana). Per il Senato, correranno Marco Perduca (ottavo in Toscana) e Donatella Poretti (sesta in Puglia). Pannella, come al solito, dimostra tutta la sua abilità da negoziatore, esperto nell'arte del rilancio, anche quando la partita sembra chiusa. Chissà se, alla fine, la questione non si risolva attraverso la mediazione del presidente del Senato Franco Marini, ex popolare con il pallino dei radicali, che sta pensando di mettere sul tavolo un ulteriore "contropartita" economica.

CUSUMANO. Ha alzato la voce il senatore dell'Udeur che il 24 gennaio scorso, contravvenendo alle indicazioni del suo partito e beccandosi uno sputo dal capogruppo Tommaso Barbato, votò la fiducia al governo Prodi. Ora Nuccio Cusumano è nel Pd, candidato al decimo posto per il Senato in Sicilia. Rischia di rimanere fuori, e si è detto "deluso e amareggiato", perché "prima del voto gli era stato promesso un posto blindato" e ora si ritrova in posizione "non garantita". Quello che più lo addolora, ha continuato l'ex Udeur, è "la irreperibilità di alcuni leader, vice presidenti del Consiglio, ministri e dirigenti vari" che nelle giornate precedenti al voto di fiducia "mi hanno chiamato e mi hanno trovato e che ora non si fanno trovare". Assumono toni più prosaici, quindi, quelle parole pronunciate in aula prima dell'annuncio del "sì" alla fiducia: "Scelgo in solitudine, scelgo con la mia libertà, scelgo con la mia coerenza, senza prigionie politiche, ma con l'esaltante prigionia delle mie idee, della mia probità, scelgo per il Paese, scelgo per la fiducia a Romano Prodi".


PARISI - CALEARO. Non è piaciuto, al ministro della Difesa - e capolista per la Camera in Sardegna - Arturo Parisi, quanto detto dall'omologo veneto ed ex presidente di Federmeccanica, Massimo Calearo, che ha elogiato l'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella per i voti (due) che hanno fatto cadere il governo Prodi. Parisi ha attaccato: "Leggo che Massimo Calearo capolista del Pd in Veneto avrebbe ieri a Ballarò 'santificato' Clemente Mastella che 'ha fatto bene al Paese perché ha fermato il governo e adesso c'è un partito come il Pd che ha un programma moderno'". Parisi ha spiegato: "Poiché sono stato anch' io come Calearo proposto come capolista per lo stesso Partito democratico ancorché in un'altra regione e per di più ricoprendo ancora la carica di Ministro nel Governo della cui caduta Calearo mostra riconoscenza a Mastella, non posso far finta di non aver sentito o, meglio, letto. Non credo infatti che la lealtà al voto degli elettori, la valutazione dell' azione di governo, e la concezione del Pd implicita nelle dichiarazioni di Calearo possano essere temi marginali nella proposta politica che assieme a Calearo mi appresterei a presentare davanti agli elettori". Interpellato sull'eventualità di non accettare la proposta di candidatura, Parisi ha risposto: "Sto riflettendo sul da farsi. Ho posto una domanda, una domanda su una questione per me molto rilevante, direi dirimente. E' evidente che attendo una risposta. Questa risposta ancora non l'ho avuta".

Alla richiesta del ministro della Famiglia Rosy Bindi di precisare meglio il suo pensiero, Calearo ha risposto ribadendo la piena adesione al programma del Pd e attenuando il concetto: "Credo che l'iniziativa del governo Prodi, per molti versi positiva, fosse minata da una maggioranza divisa, dalle continue polemiche, dalla presenza di tante forze attente soprattutto a distinguersi e mettersi in mostra".

Qualche scompiglio nel partito, Calearo lo sta evidentemente creando. Alla destabilizzazione della candidatura di Parisi si è aggiunta un'intervista rilasciata al "Riformista", in cui il neo esponente del Pd ha dichiarato, sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: "Credo che si potrebbe togliere. E sarebbe un elemento di modernizzazione del Paese". Nella stessa regione di Calearo è candidato (nella lista del Senato), il segretario confederale della Cgil Paolo Nerozzi, che ieri, interpellato sullo stesso articolo 18, ha detto a questo giornale: "Sbagliare è umano, perseverare è diabolico", in riferimento all'operazione fallita nel marzo 2002 dal governo Berlusconi.





Fonte: pubblicato il


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