Figlio di Totò Riina scarcerato per decorrenza dei termini. Video per le strade di Corleone libero

Finisce per il figlio di Riina la pena da scontare in carcere e torna libero a Corleone, nella sua città

GIUSTIZIA A PASSO D'UOMO - Decorrenza dei termini, e "Salvuccio" è fuori. Un processo travagliato, il suo. Era entrato nel 2002, accusato di estorsione ed associazione mafiosa, condannato in primo grado a 14 anni e 6 mesi, pena ridotta in appello a 11 anni e 8 mesi. La Cassazione, però, aveva annullato la condanna e rinviato il processo ad una sezione palermitana della Corte d'Appello, dove l'associazione mafiosa era stata confermata. Otto anni e 10 mesi la pena definitiva, o quasi, visto che mancava il passaggio in Cassazione. La macchina della giustizia ha fatto il resto: i termini fissati dalla legge sono scaduti. La strategia aggressiva dei legali di Riina, Luca Cianferoni e Antonio Maglianò, ha dunque pagato. Ma non finisce qui: gli avvocati ricorreranno alla Corte Europea per i diritti dell'uomo. "E' scontato", ci dice Cianferoni, che abbiamo contattato telefonicamente. "Si tratta di questo, l'oggettiva durata del processo ci ha spinto a valutare se ricorrere alla corte europea di Strasburgo". Per il legale, che nel merito delle accuse che hanno tenuto sotto 41bis per sei anni il suo assistito non parla ("non sono questioni da commentare per telefono"), le iniziative importanti sono altre: "in particolare il ricorso in Cassazione avverso la sentenza di Appello, nella speranza che venga accolto".

Altro che difesa: la famiglia Riina ha da tempo tirato fuori le unghie. Nel dicembre scorso l'annunncio del ricorso contro la fiction mediaset "il Capo dei Capi", per "lesione all'immagine" della moglie di Riina e madre di Giuseppe Salvatore, Ninetta, sorella del superkiller Leoluca Bagarella. Adesso i due ricorsi, in Cassazione e a Strasburgo e le passeggiate sprezzanti.

IL RICORDO DEL '91 - Il procuratore Antimafia Pietro Grasso ed il Presidente della Commissione Antimafia della Camera attaccano la lentezza del sistema giudiziario. Ma sul merito non aggiungono altro a ciò che è stato detto. D'altronde, il fallimento della giustizia è certificato: sei anni dietro le sbarre sotto 41 bis preventivo valgono per il figlio di Riina così come per gli altri imputati per reati di mafia, e i termini sono oggettivamente scaduti. Né è pensabile, nei suoi confronti, un decreto legge ad hoc, come quello emanato da Andreotti nel '91 per rimettere in gabbia una trentina di boss scarcerati per decorrenza dei termini. Il Guardasigilli Luigi Scotti è chiaro: "Un decreto legge sarebbe al di fuori dell'ordinaria amministrazione", regime in cui si trova il governo in carica. "Certo - ha sottolineato il ministro - se si verificassero delle situazioni ancora più eccezionali di questa, il governo un decreto lo farebbe. Ma questa non è una situazione tale da indurci ad andare fuori dall'ordinaria amministrazione".

Scotti ha chiesto alla Procura Generale di Palermo e al presidente della Corte d'Appello "informazioni urgenti" per comprendere i motivi della scarcerazione. E ha assicurato: "se le spiegazioni non ci convinceranno andremo in loco", facendo così intendere un eventuale invio degli ispettori.

I LOVE CORLEONE - All'epoca dell'arresto, Giuseppe Salvatore gestiva un' azienda di trattori, la Agrimar, sciolta dalla Dia dopo le manette. Ma si occupava anche di griffe, nella piccola ditta della sorella e del cognato, produttrice di cappellini e adesivi griffati "i love Corleone", che costarono al sindaco del comune un paradossale ricorso per aver organizzato una kermesse sulla legalità dallo stesso titolo. Tenuto sotto controllo telefonico da tempo, per i pm Riina jr "era diventato il nuovo punto di riferimento della famiglia Riina e protagonista della riorganizzazione della cosca che egli gestisce come una vera e propria impresa".





Fonte: pubblicato il


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