Putin e la Russia: non rispettata la libertà di stampa e le associazioni. Duro attacco di Amnesty

La Russia di nuovo sotto la luce dei riflettori di Amnesty International

Amnesty International preoccupata per l'omicidio di Anna Politkovskaya, la giornalista assassinata il 7 ottobre di due anni fa, conosciuta per il suo impegno a favore dei diritti umani e per i suoi reportage dedicati alla Cecenia, spina nel fianco di Mosca. Ma anche il sempre più marcato restringimento delle libertà dei media e delle associazioni che promuovo il rispetto dei diritti umani.

Amnesty si è infatti detta "profondamente preoccupata" per la fase di stallo in cui versano le indagini sui mandanti dell`omicidio della giornalista, mentre un nuovo rapporto mette in evidenza "il progressivo restringimento della libertà d`azione e d`espressione degli attivisti per i diritti umani, nonchè delle organizzazioni e degli organi di stampa indipendenti".

Alla luce di questo quadro, Amnesty ha rivolto un appello al governo russo perché si impegni in modo inequivocabile a "garantire che i giornalisti possano svolgere il proprio dovere professionale senza subire interferenze arbitrarie da parte delle forze dell`ordine".

Nel documento si parla infatti, per quel che riguarda i due ambiti di denuncia, "delle crescenti intimidazioni e dell`interpretazione arbitraria di una legislazione volutamente vaga" da parte delle autorità, il cui scopo sarebbe quello di contrastare con la repressione e con la censura "la cosiddetta influenza occidentale". Una strategia, ha spiegato Nicola Duckworth, direttore del Programma Europa-Asia centrale di AI, che si traduce nella violazione degli "obblighi, nazionali e internazionali", ma che consente, attraverso la negazione di una espressione libera, che anche "gli altri diritti possano essere violati più facilmente".

Emblema di questa politica, i recenti contesti elettorali, dove "la negazione della libertà d`espressione e d`associazione si è fatta più evidente". Alla luce dei disordini di piazza di fine novembre, con l'arresto del leader antiputiniano Garry Kasparov, "le autorità hanno fatto ricorso alla forza per disperdere alcune manifestazioni dell`opposizione, mentre quelle a sostegno del governo si sono svolte senza interferenze". Mentre il braccio armato del potere, la polizia russa, ha provveduto a rendere difficoltosa se non impossibile l'azione di "giornalisti e attivisti per i diritti umani che assistevano a manifestazioni e riunioni pubbliche".


Del resto la difficoltà dei media ad informare in modo libero appare una logica conseguenza di un Paese in cui le principali televisioni e molti altri mezzi stampa sono controllati dallo Stato. Una condizione che "rende sempre più ridotto lo spazio per un`informazione indipendente" con "i giornalisti che vengono ostacolati, subiscono intimidazioni e sono esposti al rischio di condanne". Un esempio per tutti, ricorda Amnesty, è la stazione radio Eco di Mosca, obbligata a fornire le trascrizioni dei suoi programmi alla Procura.

Per perseguire tutto questo, a Mosca basta applicare capziosamente la norma del 2006 sulle Organizzazioni non governative. "Con la sua estenuante normativa sulla rendicontazione delle attività", reputata "uno degli strumenti legali creati per colpire alcune Ong che sono considerate una minaccia all`autorita` dello Stato", il potere può bloccare e limitare il lavoro delle ong.

Amnesty ha comunque tracciato la fotografia di come dovrebbe essere una Russia democratica chiedendo a Putin l'applicazione di alcuni punti, i quali contribuirebbero a questo scopo.





Fonte: pubblicato il


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