Istat, boom di single e convivenze

Aumentano i figli che rimangono a casa

Crolla in Italia la voglia di matrimonio: secondo il rapporto annuale Istat negli ultimi 10 anni c'è stato un boom per quanto riguarda le unioni di fatto e anche i single non vedovi. Per l'Istat, 'la società ha mostrato di essere più dinamica rispetto all'economia': 5 milioni di nuclei familiari non sposati che rappresentano il 23% del totale. Aumentano anche i figli maggiorenni che vivono ancora da mammà.

Boom di unioni di fatto
La convivenza si configura come 'modello alternativo al matrimonio' e non più ad esso precedente; tant'è vero che la quota di donne con meno di 65 anni che dichiara che all'attuale convivenza seguirà sicuramente un matrimonio passa, in soli cinque anni, dal 41,6 al 32,2% mentre coloro che la escludono aumenta di 6,7 punti. Diminuiscono le coppie di fatto con figli (dal 48% al 45,1%). Quasi i 2/3 degli uomini e delle donne che vivono more uxorio è costituito da individui che non si sono mai sposati mentre il 30,5% dei primi e il 26,2% delle seconde è rappresentano da separati o divorziati. Nel 12,4% dei casi nelle libere unioni sono formate da almeno un vedovo.

Mamme lavoratrici e uomini un po' più casalinghi
Più tempo per i figli, meno per i lavori domestici. La donna e madre che lavora, alla quale spetta sempre il maggior carico della famiglia, privilegia negli ultimi anni il rapporto con i bambini a scapito delle pulizie. Aumenta anche se di poco, appena di 16 minuti al giorno, il contributo dell'uomo alla vita domestica e, fenomeno negativo per entrambi, diminuisce di circa mezz'ora il tempo libero a scapito di una crescita di tempo per gli spostamenti (19 minuti in più per lui, 29 per le donne). Nel 2003 le donne occupate di 25-44 anni che vivono in coppia dedicano 6 ore e 30 minuti al lavoro (contro le 8 e 20 degli uomini); 2 ore e trenta al tempo libero (contro 3 e venti) e 5 ore al lavoro familiare (contro 2 ore e 1/4). Rispetto a 14 anni prima, si comprime in media di 33 minuti il tempo complessivo dedicato al lavoro familiare per le donne in coppia di 25-44 anni. Rispetto al 1989 le donne occupate - dice ancora l'Istat - dedicano piu' tempo ai figli piccoli (28 minuti in più) ma riducono l'impegno nei servizi domestici (46 minuti in meno). In crescita gli uomini in coppia che contribuiscono al lavoro familiare (dal 71,6 al 77,3%). Il carico maggiore in casa è sempre della donna (77,7 contro l'84,6% di 14 anni prima). La riduzione dell'asimmetria - afferma l'Istat - e' dovuta piu' ai comportamenti delle donne che a quelli degli uomini.

Giovani sempre più mammoni
Continuano ad aumentare i giovani che vivono con la famiglia di origine: passano dal 28,8 al 34,9%, sorpassando anche la percentuale dei coetanei che vivono in coppia con figli (dal 41,9 al 27,9%). Fenomeno che esprime ancora un problema di tipo occupazionale (diminuiscono coloro che dicono di stare bene in famiglia, -5,5%), anche se tra questi giovani cresce sia la quota degli occupati (ma lavoro non stabile) sia degli studenti.

Trentenni in famiglia ma scontenti
C'è un sensibile calo della percentuale di giovani con meno di 35 anni che dichiarano di 'stare bene così' nella famiglia d'origine, anche se comunque vi restano, e a lungo. Infatti, se è vero che ammonta al 40,6% la quota di giovani che sostiene di stare bene in quella condizione e di riuscire a conservare la propria autonomia, è anche vero che rispetto alla rilevazione del 1993 si registra una diminuzione del 'gradimento' pari al 5,5% per gli uomini e del 9,7 per le donne. Sono soprattutto queste a far registrare una consistente riduzione di tale quota, pur rimanendo nettamente al di sopra della media (dal 64,8 al 51,6%). Ma il fenomeno coinvolge - sebbene in minor misura - anche gli uomini occupati, le persone in cerca di occupazione e gli studenti.








Fonte: pubblicato il


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