McCain il candidato Usa dei Republicani viene sostenuto da Bush. Ma non è affatto un vantaggio

Il candidato repubblicano McCain ottiene l'appoggio del Presidente degli Stati Uniti

Il ribelle Senatore dell’Arizona, messo sotto accusa in questi giorni da un articolo del New York Times che ha rivelato presunti favori erogati ad una “lobbysta” con la quale aveva una relazione extra-coniugale, è ancora ben lontano dall’aver spento i malumori suscitati dalla sua candidatura nell’ala conservatrice del “G.O.P. Party”, il cui appoggio sarà fondamentale per un cammino verso la Casa Bianca che si presenta per lui tutto in salita.

Già costretto a destreggiarsi con cautela tra ammiccamenti verso i neocon e la consistente fetta di elettori indipendenti e democratici moderati, tentati da alcune sue prese di posizione liberal, McCain si trova ora a dover gestire con prudenza anche la delicata questione dell’appoggio ufficiale che ha ricevuto qualche giorno fa dal Presidente uscente George W. Bush, crollato nell’indice di popolarità nel paese ma ancora piuttosto apprezzato dall’ala destra del Partito Repubblicano.

I responsabili della campagna elettorale di John McCain, riunitisi la settimana scorsa nel suo ranch in Arizona, in questa fase politica non sono riusciti a trovare un accordo comune sul ruolo che l’attuale inquilino della Casa Bianca dovrà recitare da qui all’election day di novembre. Quel che è certo è che nessuno sente la necessità di vedere Bush troppo frequentemente al fianco dell’ex prigioniero di guerra del Vietnam. L’impegno del Presidente dovrebbe essere dedicato piuttosto alla raccolta di fondi e al tentativo di unire un Partito Repubblicano lacerato dalla nomination che McCain sta per conquistare.

Nonostante le strategie di coordinamento tra la campagna elettorale di quest’ultimo con lo staff della Casa Bianca, nonché con l’apparato del Partito, siano ancora tutte da definire, la questione cruciale per il suo successo nella sfida con il candidato democratico dipenderà molto da quanto sarà in grado di convincere i conservatori ancora scettici nei suoi confronti, compito che Bush potrebbe essere chiamato a svolgere, senza però alienarsi il sostegno degli indipendenti.

Gran parte della campagna elettorale di McCain finora è infatti ruotata attorno alla gestione di questo delicato equilibrio e innegabilmente la sua condotta ha dato importanti risultati sul fronte interno del suo Partito. A ciò ha contribuito, oltre alla sua ormai irreversibile corsa verso la vittoria nelle primarie, il sostegno ricevuto dall’ex favorito dei conservatori Mitt Romney all’indomani della sua deludente prestazione nel Supermartedì e più recentemente da George Bush senior, il quale dal Texas ha tuonato contro quei repubblicani che a suo dire avevano “attaccato ingiustamente” McCain e le sue battaglie al Congresso negli anni scorsi. L’inevitabile appoggio di Bush junior, invece, rischia di rivelarsi un’arma a doppio taglio se non verrà gestita in maniera appropriata.


“Il Senatore John McCain ha una sua propria identità”, ha tenuto a precisare il consigliere di George W. Bush ed ex Presidente del Comitato Nazionale Repubblicano Ed Gillespie. “E farà la sua campagna elettorale sostenendo i principi in cui crede”. Ma numerosi dirigenti dello staff di McCain hanno forti legami e frequenti contatti con Bush e la Casa Bianca, a cominciare dal potente responsabile della comunicazione Mark McKinnon, già impegnato in questo ruolo nelle precedenti campagne elettorali dell’attuale Presidente degli Stati Uniti. Verosimilmente, Bush jr. nei prossimi mesi presenzierà, in vece di McCain, ad eventi organizzati dalle varie associazioni evangeliche statunitensi, tra le quali conserva tuttora un diffuso consenso, e davanti ad elettori esclusivamente repubblicani in Stati non così critici per il Partito in vista di novembre, come Idaho o Kansas, ma dove a breve si terranno importanti elezioni per il Senato e la Camera dei Rappresentanti.

Il timore, d’altro canto, è che tenendo il Presidente in carica alla larga da McCain durante l’intera campagna elettorale, si possa incorrere nell’errore fatto da Al Gore nel 2000, quando quest’ultimo evitò l’appoggio di un Bill Clinton coinvolto nello scandalo Levinsky ma ancora molto popolare tra i democratici. I consiglieri del Senatore dell’Arizona in ogni caso, nel giustificare le distanze che sembrano in definitiva voler prendere da Bush jr, hanno fatto riferimento al comportamento del tanto osannato Ronald Reagan durante la campagna del 1988 quando questi intervenne solo in maniera saltuaria al fianco di George H. W. Bush, nonostante fosse il suo vice, per non oscurare la sua figura. Alcuni dei più fedeli membri dell’entourage di McCain inoltre non hanno dimenticato lo sgarbo fatto da Bush jr. e il suo team durante le primarie del 2000 in South Carolina, quando si resero responsabili della diffusione della voce che il loro candidato nascondeva un figlio illegittimo. McCain in quell’occasione perse sia le primarie che la corsa alla nomination ma in seguito si sarebbe riappacificato con il suo ormai ex avversario sostenendolo quattro anni più tardi.

Anche se alla fine John McCain riuscirà con ogni probabilità a raccogliere attorno alla sua nomination la gran parte dell’ala conservatrice del suo Partito, a parte forse i più intransigenti come il popolare speaker radiofonico Rush Limbaugh e il leader evangelico James Dobson, i quali hanno già dichiarato la loro astensione nelle elezioni di novembre, resta da vedere quanti consensi questo sofferto appoggio eroderà al centro e, specialmente, al di là degli equilibri politici, quali risposte saprà dare un programma come il suo che appare ben poco in sintonia con i problemi di una società stanca della guerra in Iraq, angosciata da una recessione ormai in atto e bisognosa di ricevere un programma sanitario alla portata di tutti.





Fonte: pubblicato il


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