La Republika srpska rivendica la secessione dalla Bosnia-Erzegovina come il Kosovo. E non sarà so

L'indipendenza del Kosovo ha scatenato una vera e propria reazione a catena. Ora anche la repubblica di Srpska rivendica la sua

La Republika srpska ha "il diritto" di proclamare la secessione dalla Bosnia-Erzegovina. Questa la risoluzione che il parlamento dell'entità serbo-bosniaca ha votato la scorsa notte. Così Banja Luka dà corpo ai timori degli analisti che prospettavano una reazione a catena in seguito alla dichiarazione unilaterale d'indipendenza di Pristina.

E' anche un aut-aut a Sarajevo: nella risoluzione, l'Assemblea serbo-bosniaca invita le autorità centrali del Paese - che collegano debolmente la Republika srpska alla Federazione croato-musulmana - a non riconoscere Pristina e a "non stabilire alcuna relazione con lo stato illegale", giudicando l'indipendenza "un atto inaccettabile di frantumazione dell'integrità territoriale di uno Stato internazionalmente riconosciuto". E di fronte a questa "violazione del diritto internazionale e della risoluzione 1244 dell'Onu - che sostiene l'integrità territoriale della Serbia", Banja Luka chiede al Consiglio di sicurezza di rilanciare il dialogo tra Belgrado e Pristina per arrivare a una soluzione di compromesso sullo status.

Presentate tutte le condizioni, i serbo-bosniaci hanno quindi messo nero su bianco quanto tutti temevano: se l'Ue, l'Onu e Sarajevo procedono per la loro strada, "il parlamento della Republika srpska pensa di avere il diritto di stabilire il proprio status con un referendum popolare, risolvendo la questione dei rapporti con la Bosnia-Erzegovina in maniera democratica e pacifica".

Per l'Assemblea serbo-bosniaca, "la stabilità delle nazioni della regione è legata soprattutto al rispetto dell'integrità territoriale e delle frontiere riconosciute internazionalmente.
Ogni riconoscimento di una dichiarazione unilaterale d'indipendenza rappresenta un pericoloso precedente", si legge nella risoluzione, che termina con "un appello alla calma e alla pazienza in nome della stabilità della Republika srpska".

Sembrano così concretizzarsi i timori legati alla dichiarazione unilaterale d'indipendenza di Pristina. L'Alto rappresentante della comunità internazionale e dell'Ue a Sarajevo, Miroslav Lajcak, ieri aveva condannato così l'atteggiamento di Banja Luka: "Respingo categoricamente ogni tentativo di legare in maniera artificiale il Kosovo e la Bosnia-Erzegovina. Mi attendo che i leader politici locali si astengano dal fare dei parallelismi e che indirizzino le loro attività verso le priorità della Bosnia-Erzegovina, rispettando la costituzione del Paese e gli accordi di pace".


Parlando quindi del possibile referendum sull'indipendenza della Republika srpska, l'Alto rappresentante ha affermato: "La Costituzione non prevede una tale possibilità e qualsiasi discorso a questo proposito è dunque anticostituzionale. Diritto all'autodeterminazione non significa diritto alla secessione, così come invece qualcuno vuole interpretare", ha concluso Lajcak.





Fonte: pubblicato il


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