Gazprom acquisterà una partecipazione in Snam rete gas o Eni? Sempre più dipedenti dalla Russia?

Il presidente dell’Autorità per l’energia denuncia una scarsa concorrenza nel mercato del gas

Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia, è tornato sull’argomento della scarsa concorrenza nel vitale settore del gas. “La rete del gas è un monopolio tecnico naturale: proprio per questo - ha aggiunto Ortis - deve essere ‘terza’ rispetto a tutte le aziende italiane e non”.

L’appunto non è però venuto fuori a caso: in giornata un bell’articolo di Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera aveva infatti riscaldato l’argomento. Gazprom, colosso russo da tempo alla ricerca di un ingresso nella distribuzione del gas in Europa e in Italia, vorrebbe, infatti, una quota rilevante di Snam rete gas o in alternativa il controllo della società dell’Eni Toscana Energia. Due richieste che l’Eni, storica alleata della Russia (così come più recentemente è Enel), ha però rispedito al mittente. Al massimo, riporta Mucchetti, si potrebbero concedere un po’ di centrali. Il problema, però, si sposta facilmente dalla Toscana a tutto il futuro energetico del Vecchio Continente.

Se si considera, infatti, la forte dipendenza dell’Italia e dell’Europa dalle forniture energetiche russe e se si considerano i grandi interessi dell’Eni e di Enel in Russia appare chiaro che uno scontro frontale non è auspicabile. Recentemente con l’operazione OGK-5 Enel è diventata il più grande operatore elettrico straniero del Paese e contemporaneamente Eni e Gazprom sono impegnati in tandem nella costruzione di South Stream, uno dei gasdotti più importanti per l’approvvigionamento dell’Europa centro-meridionale.

Proprio oggi il vicepremier e candidato del Cremlino alla presidenza, Dmitri Medvedev, attualmente presidente del consiglio di amministrazione di Gazprom, ha presenziato alla firma di un importante accordo a Belgrado. Il nuovo deal sancisce il passaggio del controllo di Nis, la maggiore società di gas e petrolio dell’ex Jugoslavia, a Gazprom.

Le firme sul foglio erano quelle di Aleksiei Miller, ad di Gazprom, e di Sasa Ilic, ad della serba Srbijagas. In cambio Belgrado ha ottenuto la certezza di diventare uno dei maggiori snodi dello stesso South Stream e quindi, in prospettiva, uno dei crocevia del metano nella via per l’Europa. L’appoggio alla Serbia contro l’indipendenza del Kosovo in questi giorni è, d’altra parte, strettamente collegato anche a questo importante accordo economico.


La lontananza degli Stati Uniti e dell’Europa da queste posizioni è collegata anche al fatto che Nabucco, la rete europea alternativa a South Stream, rischia di vedere limitate le proprie potenzialità a seguito della costruzione di quest’ultima potente pipeline.

Nel caso degli Stati Uniti i contrasti con Gazprom portano invece alla Georgia e all’Armenia, dove Gazprom tenta di impossessarsi delle reti del gas per completare il proprio controllo in Medio Oriente sulle forniture ai ricchi mercati europei.

I progetti di Mosca non piacciono però a Washington. Rischiano, infatti, di rendere inutili i forti investimenti nei gasdotti statunitensi che in partenza da Shah Deniz che, nelle intenzioni degli americani, dovevano avviare il trasporto degli idrocarburi verso Europa e Stati Uniti. La questione del gas rischia dunque di diventare davvero esplosiva.

Oggi dei punti la politica, in un momento difficile per via delle prossime elezioni italiane, ha cercato di metterli. La rete del gas ( e gli stoccaggi) sono un monopolio naturale e non spettano a nessun operatore del settore, non ad Eni, né tanto meno a Gazprom. Questo il messaggio di Ortis. Questo il messaggio di anche Adris Piebalgs, commissario Ue all’Energia, che oggi ha bocciato come un’indiscrezione l’ipotesi di un ingresso di Gazprom nel capitale di Snam rete gas. Il resto adesso è tutto da vedere.





Fonte: pubblicato il


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