Evasione fiscale in Liechtenstein per miliardi: lista di nomi di aziende e persone anche italiane?

Anche il Liechtenstein si aggiunge alla lista delle nazioni coinvolte in uno scandalo finanziario

Un caso di evasione fiscale che, dopo essersi approfondito in Germania, sta ora contagiando un numero crescente di Paesi cosiddetti ricchi. La new-entry, all’interno di questo salotto buono dell’economia mondiale, è rappresentata dall’Irlanda che, proprio oggi, ha fatto sapere di essere pronta a chiedere in visione a Berlino la famosa lista di nomi di evasori che risultano essere assidui frequentatori del Principato.

I numeri che attraggono evasori e ispettori del fisco
La contabilità del Liechtenstein è facile da riassumere. Innanzitutto, i lavoratori impiegati all’interno del settore finanziario corrispondono al 14 per cento del totale, mentre all’incirca 900 milioni di euro, ovvero 1/3 del Pil del Principato, deriva direttamente e annualmente dalla ricchezza prodotta da banche, trust e holding registrate e attive all’interno della giurisdizione. In pratica, le 15 banche che si distribuiscono gelosamente un tesoro transnazionale di circa 100 miliardi di euro costituiscono il vero motore dell’economia di questo micro-Stato schiacciato, come in un sandwich, tra Austria e Svizzera. Privo, peraltro, di stazioni e di aeroporti e accessibile soltanto dalle quattro ruote. Mercedes e Limousine naturalmente. A questi numeri si deve anche aggiungere il dato relativo alle società holding, e alle fondazioni registrate, all’incirca 80 mila. Considerato che la popolazione del Liechtenstein è di 38 mila residenti, è come se risultassero attive due imprese ogni singolo abitante, proporzione che trasformerebbe il Principato in una sorta di micro-Stato popolato soltanto da imprenditori o da apprendisti tali. Le cose sono differenti.

Evasione fiscale-offshore
Peraltro, questo caso, oramai promosso a questione internazionale, e chissà che non spuntino i PeaceTaxKeepers delle Nazioni Unite, ha contribuito a porre in evidenza come le perdite nette sofferte ogni anno dagli erari nazionali dall’evasione fiscale indirizzata verso i paradisi fiscali siano piuttosto pesanti. In Svezia, per esempio, dimora del rigore e della correttezza comunitaria, all’incirca 7 miliardi di euro non terminano la corsa nelle casse dell’erario, dato che una gran parte la conclude in banche registrate in centri offshore. Negli Usa la misura delle perdite determinate dall’operosità dei paradisi fiscali è ancor più chiara in quanto raggiunge i 70 miliardi di euro. Se poi si passa a considerare il danno arrecato a Francia, Germania e Gran Bretagna si doppia senza dubbio la cima dei 200 miliardi di euro, aggiungendovi naturalmente le perdite secche contabilizzate da Austria, Irlanda, Spagna, Canada, Australia, Italia e Nuova Zelanda.





Fonte: pubblicato il


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