Kosovo indipendente: domenica 17 febbraio 2008 sarà data storica. Iniziano i festeggiamenti

Finalmente dopo ben 8 anni di guerre, il Kosovo diventerà uno Stato indipendente.

Kosovo. Dopo otto anni di rivolte, guerra e profughi, con un solenne atto unilaterale del suo Parlamento e il sostegno dell’occidente, questa terra non sarà più provincia serba, ma uno Stato sovrano.

Un’indipendenza che Belgrado e i serbi superstiti di questa regione vedono come un’offesa, ma che per Hashim Thaci, l’ex guerrigliero dell’Uck oggi primo ministro, costituisce “il compimento della volontà dei cittadini del Kosovo” e rappresenta la promessa di un futuro senza guerra e violenze.
Il premier ha tuttavia ribadito che, pur essendo “definitivamente tramontata l’influenza di Belgrado sul Kosovo”, si impegnerà a difendere la minoranza serba “in ogni circostanza”.

E mentre gli Stati Uniti e l’Unione Europea sono decisi a limitare al massimo il pericolo di incidenti o provocazioni, nella provincia si affacciano i primi funzionari della missione civile “Eulex” inviata da Bruxelles per affiancare l’amministrazione Onu dell’Unmik e il contingente Nato della Kfor e accompagnare i primi passi di questa sovranità “sorvegliata”.

I 27 paesi dell’Ue hanno infatti dato via libera al dispiegamento della missione che trasformerà l’ormai quasi indipendente Kosovo in un protettorato europeo e che prevede circa duemila esperti internazionali, mille reclute locali, un mandato estendibile di “almeno 28 mesi” e un bilancio di 205 milioni di euro per i primi 16 mesi.

Con la partenza della missione “Eulex” il Rappresentante speciale dell’Ue in Kosovo diventerà a tutti gli effetti l’olandese Peter Feith che sarà anche capo dell’Ico, l’Ufficio civile internazionale che sarà costituito nelle prossime settimane dai Paesi che riconosceranno l’indipendenza di Pristina.


Contemporaneamente 16.000 soldati della Nato presenti in Kosovo si preparano a eventuali disordini mentre il comandante della Kfor, generale Xavier Bout de Marnhac, è determinato a reagire “con molta forza a qualsiasi tipo di provocazione”, affermando che non verranno tollerati disordini dopo la proclamazione d’indipendenza dalla Serbia.

I nuovi simboli nazionali non si conoscono ancora: la bandiera e lo stemma della futura identità kosovara diverranno pubblici solo nei prossimi giorni, insieme con la prima Costituzione del Kosovo.
Ma subito dopo la proclamazione dell’indipendenza il governo kosovaro provvederà a nominare i Ministri degli Esteri e della Difesa.

Secondo fonti diplomatiche, i Paesi che non sono ancora disposti ad accettare il nuovo status di Pristina sono sei: Cipro, Romania, Slovacchia, Grecia, Bulgaria e Spagna, con Nicosia schierata su posizioni particolarmente intransigenti.

Italia, Gran Bretagna, Germania e Francia insieme a Stati Uniti e Russia saranno invece i capofila del riconoscimento.
In particolar modo, la Gran Bretagna è pronta a sostenere anche militarmente l’indipendenza del Kosovo tanto che sono già 200 i soldati britannici schierati nel contingente di 15mila uomini della Kfor (ed altri 600 uomini sono pronti a partire in caso di necessità).

E il Presidente americano Gorge W. Bush continua a ripetere che lo status del Kosovo “deve essere risolto in modo da garantire stabilità ai Balcani” e che Washington “continuerà a lavorare con i suoi alleati per fare tutto il possibile per assicurare che non ci sia violenza”.

A loro si aggiungerà subito un secondo gruppo di Paesi, tra cui Olanda, Belgio, Danimarca, Svezia, Finlandia e i Baltici, disposti a legittimare Pristina ma che devono attendere qualche giorno per completare il riconoscimento.








Fonte: pubblicato il


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