Se Udc non stringerà alleanza adesso con Pdl non vi sarà nessuna alleanza per Casini

Se Pdl e Udc dovessero correre separati alle prossime elezioni, sarà battaglia vera

“Per me sono ore decisive – sottolinea Casini - ma entro domani devo sciogliere le riserve sulla proposta formulata dalla direzione nazionale del mio partito, in merito anche alla mia eventuale candidatura a premier. Ecco perché nelle prossime ore chiamerò Berlusconi e sentirò con amicizia che cosa ha da dirmi”.

E nel tardo pomeriggio, il leader dell'Udc, dopo aver espresso grander soddisfazione per il 'grande clima positivo che c'è qui in Campania', e per 'come reagisce il partito in una fase difficile', rivela dell'avvenuta telefonata tra lui e il leader del Pdl, che è stata 'cordiale dall'inizio alla fine'. Totale riserbo, però, sui contenuti del colloquio. Per avere quindi la certezza delle alleanze alle prossime elezioni politiche bisognerà dunque aspettare domani, quando Casini da Mestre scioglierà la riserva.
Silvio Berlusconi dal canto suo ha spiegato l’evolversi delle ultime ore: 'La situazione con l'Udc non è cambiata, tutti hanno rinunciato al simbolo e la Lega è l'unica eccezione perché è un partito particolare basato sul territorio. Non sono io che non accetto l'idea che l'Udc mantenga il simbolo ma ci sono gli altri che vi hanno rinunciato. Come potrei spiegare loro questa differenza?'

Per il leader dell’Udc la situazione è molto chiara: il suo partito ha deciso che correrà con il proprio simbolo, pur volendo fare comunque un’alleanza con il centrodestra, quindi, “a questo punto il problema è nelle mani di Berlusconi”.
“L’intesa c’era già- osserva-, non capisco cosa abbia determinato il fatto che non ci sia. La pretesa di escluderci dall’accorpamento elettorale ha determinato questa situazione”.
Casini si dice quindi sicuro che alla Camera, in caso di corsa solitaria, il suo partito non rischia di non superare lo sbarramento al 4%, mentre riconosce le difficoltà per la soglia a Palazzo Madama, dove però l’Udc “può far male a molti”.

Ieri sera, ospite di ‘Annozero’, l’ex presidente della Camera lo aveva spiegato chiaramente: “Chi dice che la partita è già segnata ha poco rispetto per la gente” e “all’Italia serve qualche ragionamento vero perché solo con la demagogia forse si vincono le elezioni ma poi non si governa”. Dunque il nodo delle alleanze, in vista di uno strappo con il Pdl, è ancora tutto da risolvere.
E alla risoluzione, in un senso o nell’altro del rapporto con il Pdl, sono subordinate molte altre possibilità di alleanza: “L’Udc- ripete Casini- ieri ha ribadito che ci sarà nelle schede elettorali con il suo simbolo e che vuole fare l’alleanza con il centrodestra perché è la nostra storia, dal ‘94 a oggi siamo sempre stati dalla stessa parte. Abbiamo la necessità di chiudere nel bene o nel male questo rapporto con il centrodestra, dopodiché vedremo altri eventuali accorpamenti”.
In ogni caso, chiarisce, “abbiamo molte richieste” e “tante persone che ci sollecitano a fare accorpamenti diversi”.

Inoltre, lascia intendere che, per quanto riguarda la candidatura alla presidenza della regione Sicilia, si è giunti ad un accordo “solido e chiaro” con il fondatore e leader del Movimento per le autonomie, Raffaele Lombardo, contrariamente a quanto riferiscono alcune indiscrezioni giornalistiche, che vedrebbero invece siglata l’intesa tra l’ex presidente della provincia di Catania e il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.


Subito dopo, a ‘Radio Anch’io’, il leader Udc, ribadisce con chiarezza la linea che intende seguire e fa il punto su alcune questioni importanti.
“Prima di rompere il fronte dei moderati -spiega - è giusto che ciascuno si assuma le sue responsabilità” ma, chiarisce, “l’idea che il centro vada da solo accettando tutti i rischi che ciò comporta e dopo il voto faccia l’alleanza con la destra è grottesca: il giorno dopo l’Udc sarà all’opposizione. E se la destra non avrà l’autosufficienza al Senato, si creerà una situazione per cui ci possono essere soluzioni diverse”.
Casini ammette, infatti, di non avere “alcun problema a parlare con Veltroni” perché “parlare con il Pd non è un tabù” e perché “anche Berlusconi lo sta facendo e può accadere che molti voteranno per l’uno o per l’altro e poi vedranno che i due hanno fatto l’accordo”.
Per Casini l’ipotesi di un’intesa dopo il voto non è in sé negativa ma, puntualizza, “l’accordo è serio solo se nobile e se fa gli interessi del Paese”.

Insomma, in caso di “rottura del fronte dei moderati”, l’alleanza tra Berlusconi e Fini “si trasformerebbe in un polo di destra” e nel Paese si creerebbero “quattro poli, uno di destra, uno di centro, uno di sinistra moderata e uno di sinistra estrema”.
In questo scenario, “diventare ministro degli Esteri - sottolinea Casini - è una cosa piacevolissima ma non a prezzo del silenzio politico: oggi mi si chiede di rinunciare a me stesso, tutto mi si può chiedere ma non questo”.

Quindi, conferma l’intenzione dei centristi di candidare Salvatore Cuffaro alle prossime elezioni dal momento che “la Costituzione prevede la presunzione d’innocenza fino a una condanna definitiva” e chiarisce che, se nelle prossime ore presenterà la sua candidatura a Palazzo Chigi si rivolgerà “a 360 gradi, a tutti quegli ex democristiani elettori della Margherita che oggi non sono a loro agio nel Pd e che pensano che non è quella la loro casa”.








Fonte: pubblicato il


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