Euro negli Stati Uniti accettato come moneta di pagamento dai commercianti. Una rivoluzione storica?

La moneta unica europea sempre più accettata dai commercianti americani come forma di pagamento. Brutta situazione per il dollaro

La monita unica europea sta prendendo piede sempre più nei pagamenti verso i commercianti americani. Per quanto sia un fatto di per sé banalissimo, potrebbe essere un segnale di un inizio di passaggio di consegne tra l'economia USA e quella Europea: infatti va inquadrato da un lato nella tradizione "nazionalista" americana ("american is better"), dall'altra nel fatto che se mentre prima i dollari erano accettati ovunque in tutto il mondo, tanto che sembra che la maggior parte dei dollari circolassero fuori dagli Stati Uniti, al punto che vi è una "leggenda" che la Federal Reserve avrebbe rinunciato a rinnovare le banconote con tecniche anti-falsificazione per la difficoltà di sostituire le banconote sparpagliate ai quattro angoli del mondo. Adesso molti (dai fattorini dei paesi tropicali ai trafficanti) storcono il naso quando gli si presenta il biglietto verde, e preferiscono piuttosto gli euro.

Infatti, l'Euro si sta certamente rafforzando nei confronti del dollaro, come si può vedere dal grafico storico (aggiornato fino ad inizio gennaio). Ma non è semplicemente un sintomo del rafforzarsi dell'euro, perché il dollaro si è indebolito rispetto ad altre monete, come lo yuan cinese o lo yen giapponese, perdendo rispetto ad esse intorno al 10% di valore negli ultimi 12 mesi.

Va sottolineato un altro aspetto che potrebbe andare ad incidere sull'andamento futuro del dollaro, e cioè come stia lentamente perdendo spazio nelle riserve monetarie mondiali. Nel 1999, il 70,9% delle riserve monetarie mondiali, mentre nel 2006 la percentuale è scesa al 65,7%. Non certo una "rivoluzione", ma sicuramente il sintomo di un trend. Perché potrebbe influenzare l'andamento futuro del dollaro? A parte alcune considerazioni legate alla domanda-offerta, c'è un altro fattore che potrebbe avere del peso: infatti, finché molti stati, banche centrali e grosse banche d'affari, hanno in tasca grandi quantità di dollari, hanno interesse che il dollaro mantenga il suo valore, e quindi è possibile che intervengano anche se non"apertamente in suo "soccorso". Come si può intuire, questi interventi perdono di ragion d'essere se le quantità di riserve in dollari diminuiscono sensibilmente.








Fonte: pubblicato il


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