Mafiosi a Palermo e a New York arrestati in una grande operazione internazionale

La più grande retata antimafia dai tempi di Pizza Connection porta in carcere circa 80 mafiosi italo-americani

Old Bridge è la più grande retata antimafia coordinata dai tempi di "Pizza Connection", la grande indagine sul traffico di droga tra Italia e Stati Uniti degli anni '80, che ha portato la scorsa notte ad una ottantina di arresti, con accuse che variano dall'associazione mafiosa, al traffico internazionale di droga fino all'omicidio: tutti eredi degli storici "Don" siculo-americani. Una trentina li hanno presi i Pm italiani della Direzione distrettuale antimafia, nei sobborghi palermitani da Passo di Rigano a Boccadifalco, e nei paesi limitrofi di Torretta e Carini. La procura distrettuale di New York ha catturato gli altri, tra il New Jersey e Brooklyn.

Dagli anni di Tano Badalamenti, Vittorio Mangano, Tommaso Buscetta, ad oggi, la droga continua a essere il comune denominatore degli affari illeciti tra le "famiglie" siciliane e quelle americane. Un traffico mai interrotto e divenuto negli ultimi anni ancora più intenso. Cambiano i tempi e le strategie si fanno più raffinate, ma i nomi restano gli stessi: Gambino, Inzerillo, Mannino, Di Maggio.

I vecchi padrini della Grande Mela non ci sono più, ma il loro business non si è mai fermato. E' solo "passato di mano", affidato alle nuove leve come Francesco "Franky Boy" Calì, "uomo d'onore" della famiglia Gambino da più di dieci anni e considerato l'"ambasciatore" della mafia americana nell'impresa di riallacciare i rapporti con la Cosa Nostra siciliana: molti i mafiosi siciliani che, sin dalla fine del 2003, sono atterrati nella Grande Mela per incontrarlo e riferirgli di come andassero le cose "a casa". Un altro nome eccellente è stato invece arrestato al di qua dell'Atlantico: si tratta di Giovanni Inzerillo, secondogenito del boss di Passo di Rigano Totuccio assassinato nel 1981 su ordine di Totò Riina.

Da almeno due anni gli investigatori erano sulle tracce dei Padrini americani: si sono infiltrati nelle loro famiglie, li hanno seguiti, ascoltati, filmati giorno dopo giorno, scoprendo così le loro società e i loro affari. E soprattutto portando alla luce un nuovo patto di ferro tra cosche siciliane e americane, una nuova strategia di ristrutturazione dopo l'era di Totò Riina. La strategia degli "scappati", i mafiosi sopravvissuti alla guerra di mafia degli anni Ottanta, fuggiti in America e tornati nelle loro borgate di Palermo, pronti a riprendersi tutto.

Fondamentali, scrivono i magistrati nell'ordinanza di cattura, sono state le operazioni di polizia giudiziaria che negli ultimi anni hanno azzerato i vertici di Cosa Nostra: portando all'arresto di boss come Bernardo Provengano, Antonino Rotolo e Salvatore e Sandro Lo Piccolo.


Ad un puzzle che è ancora ben lontano dall'essere completato si aggiunge dunque una nuova tessera: gli sviluppi dell'inchiesta "Old Bridge", ha commentato il presidente della Commissione parlamentare antimafia Francesco Forgione, fanno dell'operazione internazionale coordinata dalla Polizia di Stato e dalla Dda di Palermo una operazione "di valore straordinario, forse una delle più importanti degli ultimi dieci anni".

"Il lavoro partito con le operazioni che hanno consentito la cattura di Bernardo Provenzano, gli arresti e gli elementi raccolti con l'operazione Gotha, ed infine l'arresto dei Lo Piccolo - dice Forgione - continuano a dare risultati preziosi nella lotta contro le cosche. Con l'operazione di oggi si colpisce un sistema di collegamenti teso a riconquistare un ruolo internazionale per Cosa Nostra, non solo per quanto riguarda le attività criminali, ed il traffico di droga per primo, ma anche per le attività apparentemente legali sia nel settore commerciale che in quello finanziario sull'asse Italia-Stati Uniti".








Fonte: pubblicato il


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