Nuove forme di capitalismo: Bill Gates spiega la sua forza "creativa"

Il neo-filantropo Bill Gates propone ai big della terra un nuovo modo per rendere ricche tutte le nazioni del mondo

Bill Gates ha invitato i leader dell’economia mondiale a concentrarsi sulla ricerca di nuovi modi per realizzare profitti, in modo che tutti al mondo, anche i più poveri, possano beneficiarne.

Gates, che si autodefinisce un “ottimista impaziente”, crede che attraverso il “capitalismo creativo” tutto il mondo potrebbe essere partecipe della ricchezza. Ricchezza che, a suo dire, aumenta, ma non per tutti. Secondo Gates le energie della ricerca e dello sviluppo ci sono, ma non sono incanalate verso i giusti obiettivi, facendo notare come si investano molti più soldi nella ricerca per la cura della calvizie che non per curare la malaria nei paesi in via di sviluppo.

Questo “capitalismo creativo” dovrebbe unire la ricerca di alti profitti con il desiderio di servire i bisogni di coloro che non posso avere i mezzi per pagare le nuove tecnologie. Insomma, il desiderio di aiutare gli altri dovrebbe muovere la nuova economia mondiale.

Potrebbe sembrare strano, ma Gates non è certo il primo imprenditore che decide di dedicarsi alla filantropia. Anche Andrew Carnegie (1835-1919), dopo aver fatto fortuna nel settore siderurgico, ha iniziato a sostenere campagne per distribuire la ricchezza uniformemente nei paesi più poveri. E ha fatto molto, investendo milioni di dollari per promuovere la diffusione dell’alfabetizzazione e della cultura.

Tuttavia l’approccio di Gates è ben differente da quello di Carnegie. Innanzi tutto Carnegie vide il business e la filantropia come due cose separate, mentre Gates è convinto di poter unire i due aspetti e integrarli nella sua società. In secondo luogo, mentre Carnegie si è concentrato sugli Stati Uniti e la Scozia (da dove proveniva), Gates vuole rivolgersi a tutto il mondo, sfidando la povertà globale.


Secondo Gates il mercato e lo scambio dovrebbero essere liberi, e le economie dovrebbero sostenersi a vicenda (citando Adam Smith e la sua “Teoria dei sentimenti morali”). Tuttavia sorprende come Gates non abbia citato un altro modello di “capitalismo creativo”, molto simile al suo: il software libero. Gates, infatti, sostiene che una delle lacune più gravi del capitalismo è che molti non possono permettersi le tecnologie più recenti. E, come sostenitore dell’open source, Matt Asay ha sottolineato che le aziende che producono software libero possono superare il problema, proprio perchè il software libero è sempre disponibile gratuitamente per coloro che non possono permettersi di pagare.





Fonte: pubblicato il


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