Televisione pubblica in Francia:Sarkozy propone l'eliminazione della pubblicità e tassare le private

Nicolas Sarkozy propone di finanziare la tv pubblica mediante l'innalzamento della tassazione sui proventi della pubblicità sulle reti commerciali private, facendo nel contempo uscire la televisione pubblica dal mercato della pubblicità televisiv

Nicolas Sarkozy propone di finanziare la tv pubblica mediante l'innalzamento della tassazione sui proventi della pubblicità sulle reti commerciali private, facendo nel contempo uscire la televisione pubblica dal mercato della pubblicità televisiva.

Le conseguenze di questa scelta, se verrà effettivamente compiuta, sono molteplici. La prima è che in tal modo l'intera produzione televisiva pubblica francese coinciderebbe col servizio pubblico radio televisivo e quest'ultimo verrebbe interamente liberato dalla pressione dell'audience, con conseguenze qualitative e d'innovazione del prodotto televisivo del tutto positive. In secondo luogo il rapporto della tv pubblica con lo stato diverrebbe più trasparente. Esso sarebbe finanziato in modo strutturale da introiti fiscali provenienti dal comparto televisivo privato e sarebbe interamente fondato sul contratto di servizio. Quest'ultimo impegna lo Stato a definire la domanda pubblica di servizio televisivo e la tv pubblica a realizzarla in un regime di tipo contrattuale. In terzo luogo verrebbe aumentato il bacino della pubblicità a disposizione delle televisioni commerciali e questo, con un ragionevole limite alla concentrazione e alle posizioni dominanti sul mercato, consentirebbe l'ingresso di nuovi competitori, aumentando la concorrenza e l'efficienza del mercato televisivo. Verrebbe accresciuta la sinergia tra settore televisivo pubblico e privato e il comparto pubblico potrebbe diventare il luogo di sperimentazioni tecnologiche, di innovazioni contenutistiche e formali, delle cui ricadute potrebbe avvalersi anche la televisione commerciale.

La struttura del mercato televisivo francese è molto diversa da quella italiana. La trasposizione in Italia della proposta del Presidente francese avrebbe bisogno di alcuni adattamenti non secondari, tra i quali una riconsiderazione del ruolo e del peso del finanziamento della televisione pubblica mediante il canone. Non c'è dubbio che in una prima fase non sarebbe facile immaginare di porre a carico della fiscalità basata sull'imponibile degli introiti pubblicitari l'intero gravame del canone. Quindi questa forma di finanziamento dovrebbe rimanere, anche se la sua importanza potrebbe diminuire, al crescere delle entrate fiscali conseguenti all'allargamento del mercato della pubblicità a disposizione dei privati.

Ma l'obiezione più consistente verrà proprio da Mediaset. Infatti oggi Mediaset intermedia più del 60% del mercato pubblicitario televisivo e questa posizione dominante non potrà facilmente essere ampliata. Anzi, il disegno do legge Gentiloni sulla riforma del sistema radio televisivo ha proprio l'obiettivo contrario, quello dell'aumento della concorrenza e del conseguente contenimento della posizione dominante di Mediaset sul mercato pubblicitario. La RAI ne occupa invece circa il 30% e lasciando questa quota di mercato a nuovi ingressi di nuove imprese televisive consentirebbe l'entrata sul mercato di concorrenti di Mediaset di dimensione non marginale. Mediaset vedrebbe crescere la concorrenza sul mercato e la pressione fiscale sui suoi introiti. Ce n'è abbastanza per dichiarare guerra alle idee "eretiche e comunistoidi" del Presidente della repubblica francese.

Certo che la Francia non finisce di stupire e ancora una volta ci da la misura dell'arretratezza e del provincialismo del nostro dibattito politico.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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