Borse e mercati finanziari: un inizio 2008 negativo per diversi motivi congiunti

Aumentano i timori per un recesso dell'economia Usa e di conseguenza aumentano i timori degli investitori

A far tremare le borse i rinnovati timori che l’economia statunitense entri in una fase di recessione i cui effetti si avvertirebbero probabilmente in tutte le principali economie.

Anche il prezzo del petrolio, giunto per la prima volta nella storia a 100 dollari per barile a causa delle tensioni geopolitiche nel Medio Oriente e delle nuove ondate di violenza in Nigeria e Algeria, ha contribuito ad alimentare i timori degli investitori. Il raggiungimento di questa soglia ha agito in realta’ piu’ come fattore psicologico, visto che i 100 dollari attuali corrispondono, tenendo conto dell’inflazione, ai prezzi dei primi anni Ottanta, con il greggio a 38 dollari.

Resta innegabile il riflesso negativo di questa situazione sui prezzi al consumo, e quindi sull’inflazione, che continua ad inviare segnali preoccupanti sia nel Vecchio Continente, sia negli Stati Uniti. Oltreoceano sono stati i recenti tagli dei tassi ad alimentare la crescita dei prezzi.

La Fed si trova ora nella scomoda posizione di dover scongiurare la recessione nella principale economia mondiale: un obiettivo che cercherà di raggiungere attraverso un nuovo taglio dei tassi, come emerso dai verbali dell’ultima riunione del Fomc. Si tratta pero’ di una manovra da compiere con estrema delicatezza, poiche’ i riflessi sulla crescita dei prezzi potrebbero essere tali da ridurre i consumi, sterilizzando in tal modo l’effetto positivo ricercato.

I timori che l’economia statunitense possa piombare in recessione e non passare attraverso quel tanto sperato ’soft landing’, sono stati acuiti dal marcato calo accusato ieri dall’indice Ism manifatturiero, la cui flessione è stata la peggiore degli ultimi 5 anni. L’indice e’ sceso ben al di sotto di quota 50 punti, soglia che il mercato interpreta come spartiacque tra contrazione ed espansione dell’attività manifatturiera. Poiche’ le speranze di molti osservatori erano riposte proprio nell’attivita’ manifatturiera, considerata come quella che avrebbe potuto compensare la debolezza del settore edilizio e di quello finanziario, il malumore si e’ diffuso sui mercati.


A beneficiare di questo quadro è stato anche l’oro, sia per la sua tradizionale natura di bene rifugio, sia per la persistente debolezza del biglietto verde, che continua a perdere terreno nei confronti delle principali valute, rendendo più economico l’acquisto del metallo giallo, ma anche di tutte le materie prime (il cui prezzo è espresso in dollari).





Fonte: pubblicato il


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