Robot e automazione: 3,2 milioni di posti di lavoro subito a rischio con Industria 4.0

La trasformazione è in atto e coinvolge un po' tutti i comparti, anche agricoltura, pesca e commercio. Robot e nuove tecnologie stanno scalzando i lavoratori.

Sempre più robot nelle aziende e sempre meno lavoratori italiani. Almeno nello svolgimento dei compiti più tradizionali e ripetitivi, il processo è già in corso anche dalle nostre parti, al di là di Industria 4.0 e Industria 5.0. Altrove, nei Paesi tecnologicamente all'avanguardia, sono coinvolti anche i comparti più complessi. Solo apparentemente un po' a sorpresa sono esposti anche agricoltura e pesca, commercio e naturalmente l'industria manifatturiera. E a dimostrazione di come non parliamo solo di teoria, ma di fatti concreti, l'approfondimento "ADP 5.0: come la digitalizzazione e l'automazione cambiano il modo di lavorare", condotta da The European House - Ambrosetti, per conto di ADP Italia, svela come 3,2 milioni di posti di lavoro siano subito a rischio.

Anche perché, si legge testualmente, proprio l'Italia è tra i Paesi che fanno maggior ricorso tecnologie automatizzate nell'industria come bracci meccanici ed esoscheletri. Quanti? Mediamente 160 robot industriali ogni 10.000 dipendenti. Il mondo del lavoro cambia e subisce così pesanti scossoni sia per la crisi che perdura e la ripresa che tarda ad arrivare, ma anche per lo sviluppo di nuove tecnologie e i nuovi traguardi raggiunti dall'innovazione. Il mercato dell'Industria 4.0 ha raggiunto, in attesa di Industria 5.0, il valore di tutto rispetto di 1,83 miliardi di euro.

Il quadro italiano: vantaggi e svantaggi

Industria 4.0 e Industria 5.0 incidono su tutti i comparti produttivi della manifattura e dei servizi. Nel campo della manifattura, asset fondamentale per l'attività produttiva del nostro Paese, l'Advanced Manufacturing e l'Internet delle cose (Iot) portano all'ottimizzazione dei processi e la produzione just-in-time, con la disponibilità di stampanti 3D e di robot capaci di svolgere mansioni complesse e di apprendere dalle proprie stesse procedure, raffinando le capacità realizzative. Ma perché affidarsi ai costosi robot e più in generale alle delicate tecnologie avanzate? Secondo il rapporto "ADP 5.0: come la digitalizzazione e l'automazione cambiano il modo di lavorare", per almeno tre motivi:

  1. per la maggiore qualità ed efficienza nella produzione e fornitura di servizi
  2. per il minore sforzo fisico e maggiore sicurezza sul luogo del lavoro
  3. per il passaggio da lavori routinari a mansioni di supervisione e controllo, con accelerazione dei processi di decision making

Questo nel tempo non può che ridurre il fabbisogno di lavoratori nei processi produttivi, in Italia come altrove. Un esempio su tutti arriva dalla gestione dei Big Data: gli sviluppo nella robotica consentono già adesso la sostituzione di mansioni umane ad alto tasso di complessità. Basti pensare ai robot equipaggiati di algoritmi capaci di sostituire operatori di call center. In realtà il problema e le nuove opportunità non riguardano solo l'industria e il comportamento manifatturiero su tutti: riorganizzazione dell'attività di lavoro sono in vista anche per le professioni legali, la contabilità, e molti lavori svolti dai cosiddetti colletti bianchi. Come viene fatto notare, è necessario un parallelo ripensamento di ruoli e responsabilità, considerando che si stima infatti che in Italia la percentuale di occupati a rischio automazione sia pari appunto a 3,2 milioni di lavoratori. E il profondo cambiamento legato alla diffusione delle nuove tecnologie non può che investire in pieno anche le fasce più giovani della popolazione e le loro scelte del presente per il futuro.

Aumenta la richiesta di robot

Il nostro Paese sta comunque cercando di cavalcare l'innovazione e, grazie agli incentivi ad hoc, a svecchiare gli impianti per aumentare la competitività. Grazie allo scatto del trimestre luglio-settembre migliora la performance 2017 delle commesse interne per il settore delle macchine utensili e dei robot, con una crescita che si avvicina al 30%. Prendendo come base di riferimento il 2010, l'indice delle commesse interne si presenta robusto anche in termini assoluti, arrivando 61 punti oltre quel livello. Per gli amanti dei numeri, la crescita delle commesse estere si ferma all'1% e porta il progresso medio del trimestre al 14,7%. nei nove mesi a +11,1%.





di Luigi Mannini pubblicato il


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