Europa diventi a zero emissioni. E in Italia tre decisioni costose per tutti i cittadini a brevissimo

L'euroassemblea accelera sulla riduzione delle emissioni ambientali in vista degli appuntamenti sul clima di novembre mentre l'Italia procede a scartamento ridotto.

C'è l'Unione europea che spinge per migliorare le condizioni ambientali dei Paesi aderenti attraverso la riduzione delle emissioni. L'obiettivo è ridurli al minimo ovvero portarli quasi allo zero, anche incentivano misure per favorire la diffusione della mobilità alternativa e sostenibile. I tempi sembrano abbastanza ristretti, a dimostrazione della volontà di collocare un primo punto fermo. Più esattamente in vista della COP 23 (la Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico), calendarizzata dal 6 al 17 novembre a Bonn, l'assemblea plenaria di Strasburgo ha formalmente chiesto che l'Unione europea implementi una strategia a emissioni zero entro il 2050.

L' Europa chiede zero emissioni

La risoluzione del parlamento comunitario è perentoria e gli eurodeputati chiedono la predisposizione di una strategia per azzerare le emissioni, prevedendo l'abbandono degli investimenti in favore dei combustibili fossili come provvedimento di base. I dati sul clima, affiancati a quelli sullo stato di salute dei cittadini europei, sono sempre più allarmanti. Prendere ancora tempo e rinviare l'appuntamento con le decisioni finali non sembra affatto la strada migliore da percorrere. Anche e soprattutto perché ci sono gli obiettivi della COP 21 di Parigi da rispettare affinché non diventino lettera morte.

Il ragionamento dell'euroassemblea è chiaro: considerando che la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici deve comunicare entro il 2020 le strategie a lungo termine, la Commissione dovrebbe predisporre entro il prossimo anno un piano per la riduzione delle emissioni entro il 2050. In questo modo diventerebbe più credibile l'obiettivo di non superare il tetto di due gradi di aumento della temperatura media mondiale. Da parte sua, i deputati europei sono impegnati nell'elaborazione di tre provvedimenti:

  1. il regolamento del 2030 per la condivisione degli sforzi
  2. la riforma del mercato del carbonio post-2020
  3. il regolamentazione sulle emissioni di gas a effetto serra dall'uso del suolo e dalla silvicoltura

E l'Italia cosa fa?

Dalle nostre parti si procede con molta più lentezza e soprattutto con molta meno convinzione. In particolare, si discute sull'opportunità di legare l'importo del bollo auto da pagare alla quantità di inquinamento prodotto. Il ragionamento è semplice: chi più inquina più paga e quto riguarderebbe come minimo 17 milioni di italiani se contiamo solo le auto più inquinanti. Ma se l'obiettivo è la salvaguardia dell'ambiente, una misura di questo tipo andrebbe però affiancata a incentivi per l'acquisto di un'auto nuova o comunque di un'auto elettrica ( e anche questo sarebbe un costo ). E sotto questo punto di vista, l'Italia è ancora molto indietro, ma nonostante questo si pensa di bloccare le auto a gasolio entro pochi anni il 2020 e o poco più avanti che significa ulteriori cambiamenti e costi visto che il 57% delle auto e veicoli circolanti è a gasolio.

Riforma del bollo auto e incentivi per l'acquisto di una nuova vettura sono dunque gli strumenti su cui la politica italiana sta ragionando. Non con molta convinzione, come premesso, perché gli effetti collaterali sono numerosi. Di certo c'è che l'esecutivo non vuole e non puà rinunciare agli introiti dell'imposta del bollo auto. E infatti non è per nulla casuale che l'ipotesi di cancellazione e di compensazione delle entrate con l'aumento delle accise sui carburanti sia stata pressoché derubricata. Vale la pena far presente come la carta decisiva sia innanzitutto quella della reale volontà a cambiare. Basti vedere l'esempio che arriva dalla provincia di Bolzano con gli incentivi per l'acquisto di un'auto elettrica concessi ai residenti. Tutti loro hanno due possibilità di scelta: 4.000 euro per un veicolo elettrico oppure 2.000 euro per un'auto ibrida plug-in. Si tratta di una iniziativa isolata che non ha alcun legame con il resto dell'Italia, in cui si procede lentamente.





di Luigi Mannini pubblicato il


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