Salame piccante, per salmonella richiamo e ritiro. Grande quantità alimenti contaminati, è allarme

Nuovi casi di cibi contaminati: non solo taleggio e uova al fipronil, ritirato dal mercato un lotto di salame piccante prodotto dal Salumificio Del Nera.

E tocca ora al salame piccante, di una data marca certa, per il momento ad essere risultato infetto da salmonella. Ma continuano senza sosta altri altri alimenti ad essere oggetto di infezioni e ritiri nell'ultimo periodo con una frequenza che fa davvero preoccupare

Forse sarebbe meglio andare per esclusione: c'è qualche alimento che si salva dall'ondata di contaminazione che sta caratterizzando questo inizio autunno? L'ultimo a finire nella lista nera è stato un lotto di salame piccante prodotto dal Salumificio Del Nera. Siamo in provincia di Perugia (Sant'Anatolia di Narco, località Renare) e la contestazione mossa dal Ministero della Salute, che ne ha ordinato i ritiro, è la presenza di salmonella spp (i sintomi interessano il tratto gastrointestinale e sono dolore addominale, nausea e vomito, febbre e diarrea, malessere generale). Provando a essere più precise, il lotto contaminato presenta il marchio di identificazione Q1920/L, prodotto il 18 agosto 2017 e con scadenza al 18 aprile 2018. Il formato è quello da 350 grammi. Il

Salame piccante e non solo

Questo del salame piccante contaminato con la salmonella spp è solo l'ultimo dei casi. Solo pochi giorni fa è stato il turno dei formaggi, esattamente del taleggio dop Piacere Naturale del marchio Carozzi Formaggi, prodotto nello stabilimento di Barzio (Lecco). Già ritarato da Esselunga, ha evidenziato la presenza del batterio Listeria monocytogenes. Anche in questo caso, è bene contraollare nel proprio frigorifero se sia presente la confezione contaminata. Basta controllarre la data d'acquisto ovvero verificare che non rientri nella finestra di tempo tra il 7 e il 28 settembre. Oltre a non consumarlo, il suggerimento è di riportare il prodotto al punto vendita per il rimborso o la sostituzione.

E che dire del ritiro di due marchi di uova al fipronil. A rendere la situazione preoccupante è il coinvolgimento di più marchi e non solo di uno stabilmente. Più precisamente:

  1. il primo riguarda un lotto di uova di gallina in guscio prodotte dalla società agricola Cisam di Mignano Monte Lungo (Caserta) e distribuito con marchi Cisam, Agriovo, Ovibon e Saccoccio. La data di scadenza varia dal 22 settembre al 17 ottobre lo stabilimento incriminato è quello identificato con il numero IT061017-COD. AZ. 051CE001-A.N.CE IT UY8L;
  2. il secondo coinvolge le uova prodotte dall'azienda agricola Tomaino Rosina di Serrastretta (Catanzaro) e distribuite come "Uova rosse Az. agricola Tomaino Rosina". Il codice identificativo è 3IT129CZ079 e sono state prodotte nello stabilimento IT 079047.

Nel Milanese di attendono i risultati delle analisi per avere conferma se mischiate a una busta di spinaci surgelati c'erano anche foglie di mandragora, pianta dalle proprietà allucinogene. Intanto una famiglia è in ospedale per intossicazione alimentare e il lotto del prodotto sospetto, messo in commercio da Bonduelle, è stato ritirato dal mercato.





di Luigi Mannini pubblicato il


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