Truffe Amazon: false email a migliaia utenti e frode di 1,2 milioni con resi. Le due storie

Anche Amazon, colosso delle vendite online, ha dovuto fare i conti con le truffe. Sono due le storie che hanno incrinato il mito di una piattaforma che pareva inattaccabile da tutti i punti di vista

Proprio uno dei punti di forza di Amazon, ovvero la politica dei resi è stata raggirata e vi è stata una truffa da ben 1,2 milioni di euro realizzata da una coppia. E ora arriva anche una email finta di Amazon a cui prestare attenzione.

Che ci trovassimo in un mondo dove la sicurezza delle persone viene minacciata in misura sempre maggiore, non rappresenta certo una novità. Come non lo è, di certo, anche il senso di insicurezza che si avverte navigando tra i milioni e milioni di pagine della diavoleri si trasmetta anche al mondo immateriale, ma che può avere ripercussioni pesanti, e molto materiali, sulla vita quotidiana delle persone come il web.

Che da strumento di democrazia planetaria, quale era stato concepito dagli inventori, sta diventando pian piano il luogo preferito per mettere a segno truffe sempre più sottili e difficilmente smascherabili. Basta sapere che anche Amazon, il colosso delle vendite online, ha dovuto fare i conti con le truffe. Sono due le storie di truffe che, negli ultimi mesi, hanno messo in discussione il mito di una piattaforma che pareva inattaccabile dal punto di vista economico e da quello più strettamente tecnico.

E invece, fra lo stupore generale, sono state ben due le truffe messe a segno negli ultimi tempi nei confronti dell’Azienda. Una avvenuta per email, l’altra, da 1,2 milioni realizzata da una coppia di indiani si resi. Ecco le storie. Magari serviranno a mo’ di avvertimento nel caso, in futuro, si ripetano eventi del genere pur se con modalità differenti.

Truffa Amazon per email

La truffa Amazon per email ha un nome ben preciso: Bayrob. E se qualcuno per caso conosce già di cosa si tratta vuol dire che è stato, purtroppo, vittima di questa truffa. Facciamo un passo indietro. Bayrob è una vecchia conoscenza di chi mastica qualche nozione di cose che riguardano il web. Si tratta di un trojan che è stato già individuato ed isolato nel lontano 2007.


Proprio per questo, forse, il malware, pertanto ha abbassato per un lungo periodo le antenne prima di presentarsi nuovamente all’attenzione di tutta alla fine del 2016 quando gli attacchi ai computer ha registrato un aumento vertiginoso con percentuali che, almeno in Italia, hanno anche sfiorato il 20 per cento. Il funzionamento di questo malware è molto semplice.

E qui entra in gioco Amazon. Le mail incriminate, infatti, avevano come esca proprio un finto account di Amazon (ovviamente che non ha nulla a che vedere con il colosso delle vendite online). E l’allegato di questa pericolosissima email è poi il vero cavallo di Troia. Si tratta di un file zippato che appena viene decompresso, apre le porte del dispositivo attaccato agli hacker che entrano praticamente in possesso del computer potendo accedere a tutti i dati, anche a quelli più sensibili.

Amazon truffa da 1,2 milioni sui resi da una coppia

L’altra truffa è fatta invece direttamente ad Amazon che quindi da veicolo involontario, si è trasformata in vittima. Una truffa che sottintende un grande ingegno da parte della coppia americana, sostenuta da un terzo complice, che ha sfruttato il bug del colosso americano nella gestione dei resi. I due, che sono moglie e marito, e il complice avevano allestito una vera associazione a delinquere con lo scopo di rubare merci, soprattutto di natura elettronica, alla potenza mondiale dell’e-commerce. Il bottino stimato è di un milione e duecentomila dollari.

Il sistema adoperato non è affatto difficile e si basa sulla poca propensione di Amazon a controllare la resa dei prodotti che vengono definiti non funzionanti. La coppia, ricevuta la merce, passava a segnalare all’azienda che i prodotti avevano dei guasti. Amazon, che predilige sostituire la merce piuttosto che procedere con l’assistenza.

E in questa fessura si è infilato il genio criminale dei tre che hanno approfittato del fatto che Amazon non controlla l’effettiva restituzione del prodotto prima di inviare il nuovo, per mettere a segno il piano criminale. Sono stati creati centinaia e centinaia di utenti fasulli che poi garantivano la riuscita della truffa senza il rischio, apparente alla luce di quello che è successo, di essere scoperti. Cosa puntualmente accaduta e ora i tre sono in carcere.





di Luigi Mannini pubblicato il


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