Chip sotto pelle per treno con cui pagare biglietto. In arrivo in Italia o così si dice. Ecco come

Non si tratta di una sperimentazione, dalla vera e propria applicazione di microchip nella vita di tutti i giorni. Protagonista è la compagnia ferroviaria di Stato in Svezia.

Sembra proprio che i peggiori incubi di molti registi visionari si stia avverando. La notizia che viene dal futuro arriva dalla Svezia dove la compagnia ferroviaria di Stato ha già attuato il proposito di applicare un microchip sotto la pelle dei viaggiatori per visionare il pagamento del biglietto. E presto arriverà anche in Italia, o forse no?

Un chip sotto pelle per pagare il biglietto del treno hanno deciso di impiantarsi 3mila svedesi. E si dice che si farà in Italia, ma siamo davvero sicuri? Quale è la verità?

Con una certa frequenza saltano fuori ogni anni notizie (o presunte tali) sui chip sottopelle. Questa volta è la Svezia a finire improvvisamente al centro dei riflettori. Circa tremila cittadini si sarebbero fatti impiantare un circuito fra indice e pollice che contiene biglietti digitali accettati dalla compagnia ferroviaria di Stato SJ. Al controllore basta avvicinare il lettore alla mano del passeggero (da non obliterare!) e appaiono tutti i dati del biglietto. In buona sostanza, con il microchip utilizzato nel paese scandinavo si può entrare al lavoro, salire sul treno, interagire con l'auto e fare gli acquisti. Alla base del funzionamento c'è tecnologia NFC (Near Field Communication) ovvero la stessa impiegata per effettuare pagamenti in mobilità direttamente dallo smartphone.

Il passo dalla Svezia al resto dell'Europa e del mondo, Italia inclusa, non è poi così lungo. Nell'arco di un bienni o poco più potrebbero fare la loro comparsa anche da queste parti. O almeno così dicono. Non tutto è evidentemente così semplice e automatico. Come metterla, ad esempio, con la privacy, tema al quale anche noi italiano siamo piuttosto sensibili? Controllo e invasione della sfera personale sono tasti delicati e l'utilizzo a mo' di biglietto del treno del microchip potrebbe essere solo l'inizio della diffusione di un ulteriore strumento di sorveglianza. Le tecnologie che permettono l'identificazione automatica a distanza è basata sulla propagazione nell'aria di onde elettromagnetiche e i microchip sono facili da impiantare e sono pochissimi i problemi di rigetto da parte del corpo.

Microchip sottopelle: innovazione o bufala?

I microchip sono nati alla fine degli anni Sessanta. Da allora l'evoluzione dei microprocessori ha visto raddoppiare ogni 18 mesi il numero dei transistor integrabili nello stesso chip. Nel 1971, tre ingegneri elettronici dell'Intel, tra i quali l'italiano Federico Faggin, avevano messo a punto il microchip, un supercircuito integrato che riuniva in un unico oggetto le funzioni di diversi chip. Nel 2003 il mercato dei microprocessori valeva 44 miliardi di dollari. Il primo esperimento conosciuto di impianto sottocutaneo nell'uomo di un dispositivo Rfid (identificazione a radiofrequenza) è stato eseguito nel 1998 dallo scienziato britannico Kevin Warwick. L'impianto è stato usato per compiere test sull'apertura automatica di porte, l'accensione di luci e per generare messaggi vocali in un edificio. L'utilizzo di chip sottocutanei è diffuso soprattutto negli Stati Uniti e in Svezia. In Belgio una società di marketing digitale, la Newfusion, ha proposto l'installazione facoltativa del microchip al posto del badge aziendale.

Vita da cyborg


E poi non mancano i racconti al cinema sullo sviluppo e l'applicazione delle nuove tecnologie nella vita di tutti i giorni, come quello di Minority report. Era il 2002 e il film ipotizzava l'ampio uso della tecnologia touch e dei sensori di movimento. Ecco poi Ritorno al futuro: nella saga si vedevano televisori a schermo piatto e occhiali per la realtà aumentata. E che dire di Star Trek? La saga nello spazio e nel futuro ha immaginato l'utilizzo dei cellulari e le videochiamate. Perché poi l'innovazione galoppa, come la sciarpa antismog che giltra le sostanza nocive nell'aria e con un'app installata sullo smartphone segnala i percorsi urbani meno inquinanti. O gli orologi da polso che, tramite sensori monitorano vari parametri, come i battiti del cuore, le calorie consumate e i chilometri percorsi. Come sostiene Elon Musk, la vita da cyborg è già iniziata.





di Luigi Mannini pubblicato il


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