Due su cinque italiani non riescono a risparmiare. La verità sulla ripresa

Per le famiglie italiane diventa difficile riuscire a mettere qualcosa da parte anche per via della ricchezza netta che non raggiunge i livelli pre crisi.

C'è da credere quando si parla di ripresa del Paese? Non proprio se due italiani su cinque non hanno la forza di mettere un centesimo di euro da parte. Proprio quello del risparmio è da sempre uno dei punto di forza dei connazionali, in grado di riuscire a bilanciare al meglio spese ed entrate. Tuttavia, la tendenza è cambiata e non riesce a tornare alla situazione pre crisi nonostante gli sforzi e gli annunci. A scattare la fotografia del risparmio in Italia è stata la Consob nel suo tradizionale report sulle decisioni di investimento delle famiglie italiane. La conclusione non è affatto rassicurante perché i debiti sono ancora tanti e a trovare la quadra nel bilancio domestico si fa una gran fatica.

Il paradosso: redditi maggiori ma zero risparmio

La situazione può apparire per certi versi paradossale perché, dati alla mano, le famiglie italiane hanno goduto di un reddito maggiore, ma sono state incapaci di risparmiare, almeno il 40 per cento di loro. La ragione è molto semplice: il potere di acquisto ovvero la ricchezza netta non ha subito alcun cambiamento. A non far precipitare la situazione ovvero a evitare che aumentasse la quota di chi non è riuscito a risparmiare è stata l'inflazione che si è mantenuta su livelli pressoché stabili. Ma per avere un'idea più completa della situazione italiana è sufficiente un confronto con quanto accade al di fuori dai confini nazionali. E qui emerge come la quantità dei soldi risparmiati ovvero il rapporto con il reddito è inferiore rispetto alla media continentale.

Altri due dati contenuti nel nuovissimo Rapporto Consob appaiono interessati per completare il quadro delle scelte su risparmio e investimento dei nostri connazionali. In prima battuta l'indebitamento delle famiglie italiane è più contenuto rispetto a quello registrato nel resto dell'Europa, risultato probabilmente del timori di esporsi troppo per via delle incertezze sul futuro. In seconda battuta, mai come in questi ultimi tre anni, la richiesta di prestiti è stata così accentuata, anche se non in maniera costante del tempo. L'andamento è stato ciclico, con picchi di istanze per rimpinguare il bottino dei soldi disponibili e alcuni mesi di sostanziale quiete.

Nella gestione del budget ovvero della destinazione di risparmi e investimenti tra fondi comuni, obbligazioni, azioni e titoli di Stato, non sono affatto i consulenti finanziari le figure di riferimento. Gli italiano chiedono consigli soprattutto a familiari, amici e colleghi di lavoro. Difficilmente agiscono in totale indipendenza.





di Luigi Mannini pubblicato il


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