Amazon, grande successo su quasi tutto, tranne alcuni prodotti che non si vendono. Il rilancio

Le difficoltà della più popolare delle piattaforme di ecommerce nel settore della moda, in attesa che si conosca l'importo della multa per imposte non pagate.

Amazon ha ormai conquistato una postazione di domino assoluto per quel che riguarda gli acquisti online. Eppure anche questa inarrestabile macchina da guerra può incappare in qualche inceppo. E' proprio quello che è successo con la vendita di alcuni prodotti che non è mai decollata. E adesso si sta studiando qualche possibile soluzione per il rilancio.

Non tutto ciò che tocca Amazon si trasforma in oro, altrimenti sarebbe troppo facile. Se la multinazionale dell'ecommerce continua a fare affari a tutti le latitudini senza soluzione di continuità, è pur vero che su alcune categorie non riesce a decollare. Questo è ad esempio il caso della moda, in cui il giro di business è inferiore rispetto ad altri prodotti messi a scaffale (virtuale). Bloomberg riesce a essere più preciso, specificando come gli acquisti degli utenti siano limiti a scarpe, pantaloni, maglie, magliette e vestiti economici. Quanto si tratta di alzare l'asticella del prezzo e della qualità, gli acquirenti si fanno da parte preferendo, forse, il negozio fisico. E forse non è proprio un caso che abbia lanciato una linea di abbigliamento, Find, rigorosamente low cost. Essendo stato aperto da pochi giorni, non sono per ora disponibili datti ufficiali di vendita.

Prezzi Amazon più alti per via della multa?

Si resta poi in attesa di capire l'entità della multa comminata dalla Commissione europea ad Amazon per le tasse non pagate in Lussemburgo grazie all'accordo di tax ruling di cui ha beneficiato per quasi 10 anni. Perché la sanzione viene ormai data per certo in attesa di capire quale sarà l'importo ovvero quanto impatterà nelle scelte strategiche della piattaforma di ecommerce. Il rischio è evidente: la possibilità che a rimetterci siano propri i clienti attraverso un innalzamento del livello medio dei prezzi dei prodotti. Stando alle notizie che stanno circolando in queste ore, la cifra dovrebbe essere nell'ordine delle diverse centinaia di milioni di euro e dunque non così alta da far tremare i polsi. Rispetto al fatturato dell'ecommerce sarebbe infatti ben poca cosa, ma si tratta appunto di indiscrezioni.

La decisione di aprire un'inchiesta era stata resa nota all'inizio di ottobre 2014 e solo in queste ore dovrebbe arrivare il primo epilogo. Bruxelles sospettava che il Lussemburgo avesse accettato un accordo con Amazon che avrebbe reso validi prezzi di trasferimento tra le filiali lussemburghese e la casa madre non ritenuti i linea con i valori di mercato. Si tratta dei prezzi fatturati per operazioni commerciali tra le diverse entità di uno stesso gruppo, prezzi che fissano l'uso di diritti di proprietà intellettuale. Un certo valore di prezzo di trasferimento incide direttamente alla valutazione della base fiscale di un'impresa. Non può essere dimenticato il precedente dello scorso anno scorso, quando l'Unione europea chiese all'Irlanda di recuperare da Apple 13 miliardi. Provvedimento che è ancora lettera morta.





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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