Decreto sicurezza approvato: si potranno allontanare i cittadini comunitari per motivi di sicurezza

Il nuovo testo ripropone una parte di quello precedente, attribuendo da subito ai prefetti il potere di espellere cittadini comunitari per 'motivi di pubblica sicurezza'

Il nuovo testo ripropone una parte di quello precedente, attribuendo da subito ai prefetti il potere di espellere cittadini comunitari per "motivi di pubblica sicurezza". I criteri a cui il giudice monocratico - non più quello di pace, come previsto nella versione mai divenuta legge - dovrà fare riferimento sono più rigorosi rispetto a prima. Nel testo è stata aggiunta anche una proroga delle disposizioni varate nel luglio 2005 dall'allora ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, che danno al Viminale la facoltà di espellere immediatamente i sospettati di terrorismo. Quanto alle ormai celebri norme anti - omofobia, che per un riferimento a un trattato sbagliato mandarono in panne l'approvazione alla Camera, saranno reinserite in un disegno di legge in discussione a Montecitorio.

Il governo ne è venuto fuori con un atto, come si dice, ai limiti. La reiterazione dei decreti legge - esattamente la strada scelta dal governo - è stata infatti dichiarata illegittima, nel 1996, da una sentenza della Corte Costituzionale. Con due eccezioni. La replica del dispositivo è ammessa se i contenuti normativi sono sostanzialmente diversi - non è il caso, il divieto vale anche per le "parti di decreto - o se incorrono "presupposti giustificativi nuovi, di natura straordinaria". E qui - forse - si può discutere.
Ma il ministro dell'Interno, principale artefice della struttura del provvedimento, non è preoccupato: "Il testo varato oggi - ha detto Giuliano Amato - è formalmente e sostanzialmente diverso dal precedente. L'allontanamento del cittadino comunitario per imperativi motivi di sicurezza pubblica è l'unica area di sovrapposizione con il precedente decreto". Non solo, secondo il ministro "l'unica sovrapposizione riguarda il tema e non le norme, che sono diversamente strutturate. Il decreto di oggi definisce in modo circostanziato i motivi di pubblica sicurezza che consentono l'allontanamento dei cittadini comunitari e proroga l'efficacia del cosiddetto pacchetto Pisanu, che prevede l'espulsione delle persone sospettate di terrorismo".

Nella reazioni, comunque, si è registrato il malumore della sinistra a causa del secondo ricorso consecutivo alla decretazione, come ha detto il capogruppo al Senato di Rifondazione comunista, Giovanni Russo Spena: "Continuiamo a pensare che il decreto sia uno strumento sbagliato e inutilmente emergenziale per affrontare i problemi della sicurezza. Mi sembra che gli ultimi due mesi abbiano dimostrato molto chiaramente che le reali emergenze del paese sono ben altre". Secondo Russo Spena "sarebbe stato molto più saggio procedere con un ddl invece di insistere con lo strumento del decreto in nome di esigenze puramente propagandistiche, col rischio di diffondere ulteriormente nel Paese sentimenti di razzismo e xenofobia già sin troppo presenti. Quanto al merito - ha concluso l'esponente del Prc - ci aspettiamo che il testo che il governo si accinge a varare recepisca tutte le modifiche introdotte al Senato, che avevano profondamente trasformato un provvedimento all'origine macchiato da connotati razzisti del tutto inaccettabili e incompatibili con la nostra Costituzione". Come Russo Spena la pensa anche Manuela Palermi, capogruppo al Senato dei Verdi-Pdci: "Il governo fa un errore riproponendo il decreto sulla sicurezza, che è cosa troppo importante e delicata per essere gestita con questo strumento. Se il governo deciderà di riproporlo, dovrà tenere conto dell'ottimo lavoro fatto al Senato sul vecchio decreto. Anche la norma sull'omofobia va riproposta. Quando si prende la strada della repressione, è fondamentale che ogni individuo sia garantito indipendentemente dalla religione, dalla razza, dall'identità di genere e dall'orientamento sessuale. Su questo punto saremo inflessibili".

Una condizione posta in Consiglio dei ministri dal ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero è che alla conversione in legge del decreto - bis sulla sicurezza corrisponda una "corsia preferenziale" all'approvazione del disegno di legge sull'immigrazione.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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