Agenzia Entrate: tutti i casi in cui cartelle e multe si possono contestare

Ci sono diverse strade per contestare all'Agenzia delle entrate una multa o una cartella esattoriale ingiustamente ricevuta. E attenzione alle firme.

Vi sono una serie di casi in cui le cartelle delle sanzioni dell'Agenzia delle Entrate o delle notifiche possono essere contestati in maniera valida. Lo stesso si può intraprendere per delle semplici multe. Vediamo tutti i casi.

Basta poco per vedersi recapitare ingiustamente un cartella esattoriale ovvero una multa da non dover pagare. Ma è anche vero che a fare la differenza può essere una firma, anche non apposta. Succede ad esempio che nel caso di ricezione di una cartella senza avviso bonario non si può far finta di nulla. L'atto è formalmente valido e al contribuente non restano che due strade: pagare o avviare la procedura di contestazione. Ma, si ribadisce, non è indispensabile la ricezione dell'avviso bonario ovvero quella comunicazione con cui l'Agenzia delle entrate informa il contribuente del controllo effettuato sulla dichiarazione dei redditi, evidenziando imposte e contributi non pagati. Lo ha messo nero su bianco l'Alta Corte. E se l'Agenzia di XX Settembre ritiene di aver notificato una cartella di pagamento e il contribuente disconosce la firma sulla notifica della raccomandata? In quel caso può scattare la querela di falso nei confronti delle Entrate.

Agenzia delle entrate: come contestare le cartelle esattoriali

Ci sono tempi da rispettare e modi ben precisi per contestare la ricezione di una cartella esattoriale ricevuta dall'Agenzia delle entrate. Naturalmente il contribuente deve essere sicuro che l'addebito sia infondato prima presentare le sue contestazioni e chiederne l'annullamento. Ebbene, in caso di mancato pagamento entro 60 giorni dalla notifica della cartella il concessionario avvia le procedure esecutive. Se l'Ufficio di riscossione delle Entrate riscontra che l'atto è effettivamente illegittimo è tenuto ad annullarlo in base alle norme sull'autotutela e a effettuare il cosiddetto sgravio. Se il provvedimento di autotutela comporta l'annullamento parziale della iscrizione a ruolo, l'ufficio competente deve comunicare anche l'ammontare delle maggiori imposte che restano dovute, oltre alle sanzioni collegate.

Se l'Ufficio non ha provveduto ad annullare la cartella in via di autotutela, il contribuente deve presentare ricorso alla Commissione tributaria entro 60 giorni dalla notifica. Il ricorso alla Commissione tributaria provinciale non sospende la riscossione delle somme iscritte a ruolo. Di conseguenza il contribuente che ha presentato ricorso contro una cartella di pagamento e che ritiene di poter subire gravi danni dal pagamento prima della pronuncia della Commissione tributaria, può produrre istanza di sospensione indirizzata alla Commissione tributaria e all'ufficio locale dell'Agenzia.

Se il contribuente ritiene illegittimo o infondato un atto impositivo emesso nei suoi confronti e non è riuscito a concordare l'annullamento parziale o totale della cartella esattoriale, può avviare l'iter del processo tributario. Inizia con la proposizione del ricorso alla competente Commissione tributaria provinciale entro 60 giorni dalla data in cui il contribuente ha ricevuto l'atto da contestare. Va da sé che è necessario valutare con attenzione l'opportunità di seguire questo percorso per via dei tempi più o meno lunghi e dei costi aggiuntivi legati all'obbligo di farsi assistere da un difensore e al rischio di essere condannati al pagamento delle spese.

Concordato o conciliazione?


Appare utile sapere che il contribuente dispone di due strumenti per prevenire le vertenze con il fisco o chiudere quelle già iniziate. La strada si rivela utile per tagliare tempi e costi, ma va naturalmente verificata caso per caso e la decisione è sempre personale.

  1. Il concordato permette di patteggiare l'entità dell'imponibile sia quando si è ricevuto un accertamento sia prima di averlo ricevuto, quando si è subito un controllo da parte dell'amministrazione.
  2. La conciliazione permette di mettere fine a una controversia quando è già stato presentato ricorso alla Commissione tributaria provinciale, evitando le lungaggini e le spese dei vari gradi di giudizio, e usufruendo della riduzione delle sanzioni a un terzo.

Questi strumenti rappresentano una soluzione vantaggiosa dal punto di vista economico sia per il contribuente e sia per l'amministrazione per evitare che si apra la strada del contenzioso.





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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