Scudo spaziale: importante incontro tra Stati Uniti e Russia a Budapest nel cuore dell'Europa

Finalmente si terrà l'incontro tra l'inviato americano del presidente Bush ed il vice-ministro degli Esteri Kislyak nel quale i due portavoce si confronteranno sul piano americano riguardante lo scudo spaziale

“Szabadsag ter”, la budapestina piazza della Libertà, negli anni dellaguerra fredda è stata il simbolo della contrapposizione tra Est edOvest. Dominata dal grigio edificio dell’ambasciata degli Usa che, dopogli avvenimenti del tragico ottobre ’56, ospitò il cardinaleMindszentsky. Un prelato destinato a caratterizzare il confronto tra idue mondi contrapposti. Piazza della Libertà a parole, quindi, ma inrealtà piazza dello scontro diretto. La Storia ha macinato molti eventima i problemi del rapporto Est-Ovest dominano ancora. Ora i tempi sonodecisamente mutati. E oggi, proprio in “Szabadsag ter”, nel cuore dellacapitale magiara, americani e russi si incontrano tentando diallontanare i nuovi venti di guerra fredda. L’appuntamento è nella sededel Bank Center Building dove arrivano John Rood, inviato di Bush,sottosegretario responsabile per il settore del controllo degliarmamenti e un esponente del Cremlino, Serghiei Kislyak, vice-ministrodegli Esteri. Al seguito hanno due nutrite delegazioni che dovrannoaffrontare (forse con un’opera di revisione e di aggiornamento) l’esamedi quel controverso progetto dello scudo spaziale americano. Che, comeè noto, comprende un complesso anti-missilistico che Washington intenderealizzare nel continente europeo con basi anche in Polonia e nellaRepubblica Ceca. Ma Mosca ha subito annunciato la sua netta opposizioneritenendo la “mossa” americana come un vero e proprio atto di“intimidazione” nei confronti dell’Europa e, in particolare, delCremlino.

I russi hanno fatto notare che con il crollodell’Urss era stato eliminato anche il Patto di Varsavia e che, quindi,il tema della contrapposizione militare era svanito. E che, purrestando in piedi il blocco militare della Nato, il Cremlino avevacercato di chiudere gli occhi e di continuare sulla strada delladistensione. Poi, improvvisa, la nuova manovra statunitense di piazzareai confini della Russia basi e strutture militari. Uno “scudo spaziale”per difendere l’Occidente. E subito Mosca ha posto il veto avanzandoanche domande relative alla strategia americana.

Le postazioni previste contro chi sono rivolte? Contro l’Iran, l’Iraq,la Russia? E così il Cremlino, senza cercare risposte, ha deciso diopporsi fermamente al progetto vedendovi una minaccia alle porte dicasa. E tra l’altro respingendo anche l’idea relativa all’utilizzo -come arena - di due paesi appartenenti un tempo all'area di influenzasovietica.

Ed ora - dopo scontri e polemiche - comincia a Budapest una fase ditrattative est-ovest. Si tratta del quarto incontro bilaterale dopoquelli di luglio a Washington, a settembre a Parigi e a ottobre aMosca. La delegazione americana potrebbe ora presentare proposte dicollaborazione sulla gestione del futuro sistema anti-missili. Neipiani, figura un monitoraggio comune della minaccia di missilibalistici dai paesi del Medio-oriente, in primis Iran, e unacooperazione strategica nella costruzione e gestione delle basinell'Europa centrale (esperti russi - si fa notare - potrebberoispezionare regolarmente le basi in Polonia e Repubblica Ceca).

Ma al momento è chiaro che Mosca non dichiara nessuna disponibilità alcompromesso. E gli Usa si trovano a dover affrontare una situazione dirischio e di stallo. Per ora hanno solo incassato il “niet” russo sulprogetto di estendere all'Europa orientale il loro sistema nazionale didifesa anti-missilistica. Ecco quindi che i negoziatori statunitensidovranno tener conto di quel fronte della fermezza che domina ilCremlino, segno di un clima mutato, dopo la sospensione del trattatoCfe sulla riduzione delle forze convenzionali in Europa (Treaty onConventional Armed Forces in Europe) e il ritiro dall'Inf(Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty, siglato a Washington daReagan e Gorbaciov) sull'eliminazione dei cosiddetti euromissili amedio e corto raggio installati sul Vecchio Continente, nell'87.


Nei mesi scorsi, tra l’altro, Putin si era spinto fino ad ancorare ilfuturo del trattato Inf, e le riduzioni di armamenti che esso comporta,a un'estensione della sua validità pure nei confronti di Paesi terzi,ovvero Polonia e Repubblica Ceca, pilastri dello scudo in versioneallargata. Con Varsavia che dovrebbe accogliere le batterie di missiliintercettori e Praga una postazione radar di primo avvistamento perprevenire eventuali attacchi.

Le trattative attuali, comunque, sono sempre sul filo del rasoio.Aggravate, tra l’altro, da una recente dichiarazione del generale russoEvgheny Buzhinksy, responsabile del dipartimento Trattatiinternazionali presso il ministero della Difesa di Mosca. E’ lui che haavvertito a muso duro che la Russia non intende cedere minimamentesulla propria contrarietà a uno scudo esteso all'Europa orientale nésulla decisione di sospendere l'applicazione del Cfe, adottata comeritorsione.

"Non faremo marcia indietro, perché la nostra posizione è assolutamentechiara, e trasparente come il cristallo, con riguardo a entrambi itemi", ha detto il generale. "Come abbiamo già sottolineato - harincarato - la ragione è dalla nostra parte". E c’è di più. Il ministrodegli Esteri del Cremlino, Lavrov, ha già fatto sapere che l'interoprogetto dell'estensione all'Est dello scudo "dev'essere congelato", sedavvero si vuole che i negoziati bilaterali giungano a un qualcherisultato concreto. Lavrov ha avvertito gli Stati Uniti che Mosca''prenderà delle misure per neutralizzare la minaccia'' se Washingtonandrà avanti con il suo progetto senza tenere conto dellepreoccupazioni russe. ''Preferiremmo evitare uno scenario del genere'',ha poi detto il capo della diplomazia russa aggiungendo una chiaraallusione al dossier iraniano.

Intanto il Cremlino guarda all’incontro di Budapest con estremaattenzione. E ribadisce - anche con un gesto che potrebbe essere lettoin chiave distensiva - di non voler accrescere le sue forze armate nelperiodo di applicazione della moratoria proclamata nei confrontidell’esecuzione del Trattato sulle forze armate convenzionali inEuropa. Comunque molto dipenderà dalla disponibilità dei partneramericani. Mosca sostiene, infatti, che il Trattato, oltre al problemadella difesa antimissile, sta diventando uno dei problemi centraliall’ordine del giorno internazionale.

La Russia - ha detto un commentatore della radio del Cremlino - nonchiude la porta ed è pronta a riprendere il dialogo. E c’è sempre sultappeto la possibilità che si possa ottenere una “riadesione” dellaRussia al Trattato dopo che i partner avranno ratificato la varianteadottata nel documento ed avranno cominciato a rispettarlo. Moscapropone inoltre di avviare il processo di rinnovamento delle inteseraggiunte nel 1999 ad Istanbul per ridurre i livelli consentiti degliarmamenti convenzionali in possesso dei paesi della Nato. E sempre inquesto contesto a Budapest i russi proporranno ai negoziatori americanisoluzioni di vario genere, ma sempre con l’obiettivo di non dislocareforze armate della Nato all’Est. E i riferimenti sono alla Bulgaria ealla Romania.

Per non parlare dei componenti dello scudo antimissile americano inPolonia e nella Repubblica Ceca. Al Trattato sulle forze armateconvenzionali in Europa - sostengono i negoziatori russi - dovrannoaderire anche i paesi del Baltico e la Slovenia, poiché sono entratinella Nato dopo la conclusione della convenzione ad Istanbul. IlCremlino, in sostanza, avanza un pacchetto di proposte. Spetterà ora ainegoziatori riuniti nella Piazza della Libertà stabilire che tipo di“libertà” avranno, nel cuore dell’Europa, le forze della Nato e degliUsa.








Fonte: pubblicato il


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