Nuove case popolari e per l'acquisto agevolato: finanziamento di 550 milioni di euro del Governo

Il ministro Ferrero ed il ministro Di Pietro firmano un decreto che aiuterà le famiglie in procinto di acquistare una casa popolare.

Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero e quello delle Infrastrutture Antonio Di Pietro hanno firmato un decreto per la ripartizione dei 550 milioni di euro destinati al "Piano straordinario nazionale di edilizia residenziale pubblica".
I 550 milioni di euro sono previsti nell'articolo 21 dell'ex decreto legge n.159 del 2007, convertito poi dalla legge 222 del 2007.

Noi abbiamo parlato con Massimo Pasquini, segretario dell'Unione inquilini di Roma, che ci ha spiegato cosa prevede il Piano straordinario.
La legge n. 9/2007 relativa alla riduzione del disagio abitativo per particolari categorie sociali, interessa 850 comuni italiani (capoluoghi di provincia, comuni con essi confinanti con popolazione superiore a 10.000 abitanti e comuni ad alta tensione abitativa). I Comuni con i quali si interviene con questo piano sono invece 269, ovvero il 31,6% di quelli citati nella legge qui sopra. Numero dovuto al fatto che, sebbene 550 milioni siano una cifra importante, soprattutto se paragonata a quella nulla degli anni precedenti, sono comunque insufficienti rispetto alle necessità del Paese.

Gli interventi complessivamente dovrebbero portare, nel corso del 2008, ad avere una dotazione di 11.942 alloggi all'interno di case popolari: traguardo importante considerando il fatto che attualmente in Italia ne vengono costruiti 1.500 l'anno.
Nei 20 comuni capoluoghi di regione, contando anche i comuni della loro provincia con essi confinanti, si realizzeranno il 52,53% degli alloggi totali, mentre negli 88 comuni capoluoghi di provincia, esclusi quelli con essi confinanti, gli alloggi saranno 8.450 (70,75% del totale).
Un aspetto importante del piano è che il 70% degli interventi previsti riguarda il recupero di alloggi delle case popolari oggi inutilizzati, sfitti e in degrado. La nuova costruzione è quindi molto limitata, poiché, trattandosi di un intervento straordinario, è evidente che i tempi devono essere brevi e che non si può aspettare che vengano costruiti nuovi edifici.
Ed ecco un altro nodo fondamentale: il piano è dedicato prioritariamente alla situazione degli sfrattati, ed è volto a garantire a questa categoria il passaggio da casa a casa. Poi, se la situazione sfratti verrà risolta, gli alloggi disponibili verranno assegnati secondo una graduatoria, non andranno quindi perse. E' infatti probabile, nonché auspicabile, che con questi interventi si riesca a sanare la situazione delle persone e delle famiglie in gravissimo disagio abitativo (ultra 65enni, portatori di handicap e malati terminali), ma non se ne può avere la certezza assoluta poiché mancano dei dati univoci e certi sul numero degli sfrattati nel nostro Paese.

Grazie a questo piano si avrebbe dunque una ripresa consistente dell'edilizia pubblica, la cui efficienza dovrebbe essere garantita dalla modalità di erogazione diretta ai comuni e dai tempi relativamente brevi. Il meccanismo tecnico prevede infatti che i comuni mandino i progetti al ministero delle Infrastrutture, che provvederà alla verifica tecnica per valutare se questi siano congrui con l'art. 21. Dopo l'ok del ministero, la Cassa depositi e prestiti potrà erogare i finanziamenti, e dovrà farlo entro 15 giorni lavorativi.

Il decreto interministeriale è un primo passo molto importante, come sottolineano sia i suoi firmatari che Claudio Minelli, responsabile delle politiche abitative dell'Anci, il quale ha dichiarato che "questo primo fondamentale traguardo è il risultato di un lungo e proficuo lavoro che ha visto i Comuni in prima fila nel portare all'attenzione di tutti, Governo, Regioni, parti sociali, le esigenze connesse al tema dell'emergenza abitativa". "La firma di questo decreto -continua Minelli- segna il ritorno, dopo oltre cinque anni, ad una seria e autentica politica per la casa" e aggiunge che "è di fondamentale importanza che in sede di approvazione della Finanziaria -in cui è previsto lo stanziamento dei 550 milioni (ndr)- questo finanziamento non venga ridotto".
Il ministro Ferrero si è detto soddisfatto: "E' molto positivo che si è arrivati alla fine del percorso, adesso parte l'iter burocratico per impegnare le risorse entro il 31 dicembre, in modo che questi soldi non vadano persi".


Insomma, bisogna aspettare il voto sulla Finanziaria per avere una certezza definitiva.
Sia Di Pietro che Ferrero hanno sollecitato un impegno del Consiglio dei Ministri affinché la questione casa si risolva non solo in un piano straordinario una tantum, ma in un piano strutturale che abbia un finanziamento certo, adeguato continuativo nei prossimi anni, in modo da poter coofinanziare o finanziare gli interventi predisposti da Regioni e Comuni.
Anche perché, come sottolinea Pasquini, gli interventi di politica abitativa non devono essere limitati alle case popolari, ma estendersi, ad esempio, all'offerta di case con canoni agevolati e ad azioni di recupero. Gli sfratti in Italia sono solo la punta dell'iceberg, e sono molti gli aspetti della ‘precarietà abitativa' (come la definisce Pasquini) che vanno affrontati, come il caro affitti, la speculazione sugli studenti e sugli immigrati. Il segretario dell'Unione inquilini conclude poi dicendoci che la questione casa potrebbe diventare oggetto di discussione il 10 gennaio durante la verifica di governo: la casa dovrebbe avere un posto tra gli argomenti importanti da affrontare.








Fonte: pubblicato il


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