Negozi a tempo: rimangono aperti solo alcuni mesi e vendono specifici prodotti. Grande successo

Dilaga oramai anche in Italia la moda dei negozi a tempo,i cosidetti 'temporary shop'. Ma gli psicologi mettono in guardia.

Una piccola galleria d'arte itinerante dove èpossibile acquistare chicche di designer emergenti, una boutique diprodotti tipici dentro un museo dedicato alle arti applicate, angoli divendita sfuggenti allestiti all'interno o intorno alle botteghetradizionali: è boom anche in Italia dei "negozi a tempo", i cosiddetti"temporary shop" che, partiti da New York nel 2004, sono ora approdatiin città come Roma, Torino e Milano.

Basati sulla semplice filosofiadella novità che li porta a comparire e scomparire nei punti nevralgicidelle metropoli senza preavviso e in concomitanza di eventi ericorrenze quali il Natale, questi negozi basano la loro fortuna nonsolo sulla curiosità che inevitabilmente suscitano nei consumatori maanche sui vantaggi economici del "business usa e getta". Aprendo echiudendo nell'arco di due o tre settimane, infatti, queste attivitàcommerciali-evento non hanno a che fare con normali costi di avviamentoe gestione, spesso non pagano veri e propri affitti ma quote per l'usodi spazi liberi, sfruttano appieno le possibilità date dallaliberalizzazione delle piccole attività commerciali, e infine nonrischiano il fallimento.

L'obiettivo originario di questa nuova concezionedella distribuzione al dettaglio è quello di favorire il contatto tracreatori e consumatori per abbassare il più possibile i prezzi econsentire un rapido assorbimento degli stock di merce da parte delmercato; ma non manca chi dubita che si tratti solo dipalcoscenici-ammalia-consumatori. Dario Galati, professore dipsicologia all'Università di Torino, per esempio, avverte: "Bisognafare attenzione. Chi ha creato questo tipo di negozi ha fatto centrodal punto di vista psicologico toccando le leve più semplici e piùefficaci che regolano il nostro comportamento ossia la novità el'accessibilità. Il risultato è un'iperstimolazione al consumo che,attraverso la rapida sottrazione del prodotto acquistabile, non rendepossibili processi cognitivi più approfonditi sulla reale necessità diquel prodotto. Il consumatore perde così l'opportunità di critica efinisce per dare esclusivamente risposte emotive".





Fonte: pubblicato il


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