Approvata moratoria pena di morte all'Onu: bloccate le esecuzioni. Giornata storica

Intensa commozione. Ecco ciò che suscita la risoluzione di moratoria approvata oggi dall'Organizzazione delle Nazioni Unite riguardo la pena di morte.

La risoluzione di moratoria universale è stata approvata dall’Assemblea generale dell’Onu con 104 sì, 54 voti contrari e 29 astenuti.
Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema è apparso visibilmente soddisfatto per un’approvazione che, ha affermato subito il sì dell’Onu, “dà l’opportunità di aprire un dibattito anche in vista dell’abolizione”.
“E’ un grande risultato, con una maggioranza larga superiore alle aspettative e fondata su una alleanza transregionale”, ha commentato sottolineando che l’Onu “ha approvato un appello e non un’interferenza”.

Oggi è una “giornata storica” e il voto dell’Onu suscita “intensa commozione”, ha detto il premier Romano Prodi, poco dopo aver appreso la notizia arrivata da New York.
Prodi ha sottolineato quindi “l’orgoglio dell’Italia” che ha promosso “per prima un’iniziativa progressivamente trasformata in una grande coalizione intesa a favorire i diritti dell’uomo”.
In questo modo, ha osservato, “l’Italia ha molto contribuito alla diffusione della pace e della giustizia nel mondo”.

Il testo votato oggi dall’Assemblea generale e già approvato il 15 novembre dalla Terza Commissione al Palazzo di Vetro, esorta infatti tutti gli Stati che hanno ancora la pena di morte a “stabilire una moratoria delle esecuzioni in vista dall’abolizione” della pena capitale.
Nel frattempo invita a ridurne progressivamente l’uso e il numero dei reati per i quali può essere comminata, rispettando gli standard internazionale a garanzia dei diritti dei condannati.
Pur non essendo vincolante, dunque, ha un valore simbolico enorme.

“Considerando che l’uso della pena di morte mina la dignità umana -si legge nel testo- e convinti del fatto che una moratoria sulla pena di morte contribuisca al miglioramento e al progressivo sviluppo dei diritti umani; che non esiste alcuna prova decisiva che dimostri il valore deterrente della pena di morte; che qualunque fallimento o errore giudiziario nell’applicazione della pena di morte è irreversibile e irreparabile”.
“Accogliendo con favore le decisioni prese da un crescente numero di Paesi di applicare una moratoria delle esecuzioni, in molti casi seguite dall’abolizione della pena di morte”, l’Assemblea Generale esprime quindi “la sua profonda preoccupazione circa la continua applicazione della pena di morte” e continua il testo, “invita tutti gli Stati che ancora hanno la pena di morte a:
A) Rispettare gli standard internazionali che prevedono le garanzie che consentono la protezione dei diritti di chi e' condannato a morte, in particolare gli standard minimi, stabiliti dall'annesso alla risoluzione del Consiglio Economico e Sociale, 1984/50;
B)- Fornire al segretario generale le informazioni relative all’uso della pena capitale e al rispetto delle garanzie che consentono la protezione dei diritti dei condannati a morte;
C)- Limitarne progressivamente l’uso e ridurre il numero dei reati per i quali la pena di morte può essere comminata;
D)- Stabilire una moratoria delle esecuzioni in vista dall’abolizione della pena di morte”.

L’Assemblea, si legge in conclusione, invita dunque “gli Stati che hanno abolito la pena di morte a non reintrodurla; chiede al segretario generale di riferire sull’applicazione di questa risoluzione alla 63ma sessione; decide di continuare la discussione sulla questione durante la 63ma sessione allo stesso punto all’ordine del giorno”.
Le garanzie cui si fa riferimento per la protezione dei condannati prevedono fra l’altro che la sentenza capitale possa essere comminata solo per i reati più gravi e che non possano essere condannate persone per reati compiuti sotto i 18 anni. Non possono essere inoltre eseguite le sentenze nei casi di donne incinte, madri di un bambino piccolo o persone sofferenti di handicap mentale. Per la condanna a morte servono prove chiare e convincenti e le garanzie di un processo giusto, con possibilità di appello e richiesta di grazia. Inoltre, quando la pena capitale è applicata deve causare il minimo di sofferenze possibili al condannato.








Fonte: pubblicato il


Torna su