Legge di Bilancio: indice di obesità e indicatori alternativi Bes per andare oltre al Pil

La Legge di Bilancio prenderà in considerazione nuovi indicatori che tra Bes, e indice di obesità, provano ad andare oltre il Pil che oggi non basta più a fotografare lo stato di salute di un Paese

AGGIORNAMENTO: Una serie di nuovi indicatori, tra cui il più famoso è il Bes, ma ce ne saranno diversi altri tra cui l'indicie di obesità per misurare lo stato di salute ci saranno accanto al Pil nella Legge di Stabilità 2017-2018 e 2018-2019 e saremo tra i primi al mondo ad averli.

È stato per anni l’indicatore principale del benessere di una nazione. Preso di mira, in Italia, da un Roberto Benigni d’annata che nel suo “Tutto Benigni”, lo show che metteva alla berlina i vizi e la corruzione politica e morale del Belpaese con quella crassa comicità vero marchio di fabbrica del comico toscano, si mostrava sdegnato al fatto che il Prodotto Interno fosse lordo. Insomma, una cosa sporca. Una gag indimenticabile rimasta negli occhi e nel cuore di chi ha amato e continua ad amare uno dei personaggi più celebri del panorama culturale italiano.

Dopo tutti questi anni ecco che qualcosa si muove e forse forse anche le illuminate elites che governano il paese hanno capito che non può essere un indicatore economico a fornire informazioni sullo stato di benessere di una popolazione. La Legge di Bilancio prenderà in considerazione nuovi indicatori che tra Bes, indice di obesità, provano ad andare oltre il Pil che oggi, con il mondo che è radicalmente cambiato rispetto a dieci anni fa, non basta più a fotografare lo stato di salute di un Paese.

Legge di Bilancio nuovi indicatori

Non solo Pil, dunque. Per la legge di Bilancio del 2019 anche il Bes, l'indice di Benessere equo e solidale sarà tra i 12 nuovi indicatori da considerare vincolanti per comprendere le condizioni in cui versa un paese. Oltre il Bes anche l'obesità e la speranza di vita in salute, oltre al reddito medio pro capite, l'indice di diseguaglianza del reddito, l'indice di povertà assoluta ed altri 8 parametri. Il tutto è contenuto nel decreto ministeriale per individuare gli indicatori del Bes appena trasmesso alle Camere per il parere.


L'idea alla base del Bes è quella di un indice che fotografi meglio del Pil la ricchezza e il benessere reale del Paese. Il ministero dell'Economia ha inviato il decreto ministeriale che definisce il Bes, indicando all’articolo uno dodici parametri: reddito medio disponibile aggiustato pro capite, indice di diseguaglianza del reddito disponibile, indice di povertà assoluta, speranza di vita in buona salute alla nascita, eccesso di peso, uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione, tasso di mancata partecipazione al lavoro, rapporto tra tasso di occupazione delle donne di venticinque-quarantanove anni con figli in età prescolare e delle donne senza figli, indice di criminalità predatoria, indice di efficienza della giustizia civile, emissioni di anidride carbonica ed altri gas clima nocivi per l’ambiente, indice di abusivismo edilizio e infine l’eccesso di peso.

Legge di Bilancio oltre il Pil che non basta più

Il caso dell’Italia dimostra un concetto molto semplice che sta alla base del concepimento della Legge di Bilancio 2019. Andare oltre il Pil che ormai non basta più per fotografare la situazione reale, i bisogni concreti e le condizioni in cui vive il popolo di uno Stato. Proprio l’Italia è un paradigma chiaro e semplice per capire di cosa stiamo parlando.

I dati forniti recentemente dall’Istat parlano chiaro e vanno in netta controtendenza rispetto all’andamento del Pil: cinque milioni di cittadini in condizione di povertà assoluta con un aumento del cento per cento rispetto ad appena dieci anni fa, esclusi dalla fruizione di beni e servizi primari, un milione e 619mila famiglie, oltre otto milioni quelli la cui povertà è classificata come relativa.

Moderazione salariale, debole domanda interna e crescita dell'export sono pezzi dello stesso mosaico: un modello di sviluppo incentrato sulla svalutazione competitiva del lavoro, dove, com'è facile immaginare, anche gli alti livelli di disoccupazione e di precarietà fanno la loro parte. Insomma, la ricchezza aumenta, ma sono in pochi a contendersela (e a godersela).

Molto significativi sono i dati forniti di recentedall'ogn Oxfam: nel 2016 il vento per cento più ricco degli italiani deteneva il settanta per cento della ricchezza nazionale, un altro venti per cento ne controllava quasi il venti, rimanendo al sessanta per cento più povero solo 13,3% della stessa.








di Luigi Mannini pubblicato il


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