Problemi società italiana: immigrazione e impoverimento dopo l'euro secondo lo studio del Censis

Nel documento non si parla solo di immigrazione, ma di società nel suo più ampio senso, emergendo informazioni che riguardano il pensiero degli italiai

Secondo la ‘ricetta’ del Censis “per contrastare i primi segnali d'insofferenza verso gli stranieri” serve sì contrastare il razzismo, favorendo i progetti d'inserimento degli immigrati, ma è anche necessaria “una nuova politica di gestione dei flussi migratori e della regolamentazione degli ingressi”, pur ponendo l’accento sul rischio che si possa giungere, nel nostro Paese, verso una “possibile deriva verso una politica centrata esclusivamente sull'ordine pubblico”, ribadendo la necessità di adottare “un approccio insieme sociologico e quantitativo”.

Dal volume emerge che “se fino allo scorso anno le pagine del rapporto avevano sottolineato la buona capacità del nostro paese di gestire la fase dell'accoglienza e della prima integrazione degli immigrati nel corso dell'ultimo anno compaiono i primi segnali d'insofferenza nei confronti degli stranieri”, così “iniziano ad apparire le prime crepe nel sistema d'integrazione”, con un inasprimento di tale processo causato “da alcuni episodi particolarmente efferati di cronaca nera che hanno visto come protagonisti cittadini stranieri provenienti dall'Europa orientale”, il ché ha fatto sì che si puntasse il dito verso la comunità rumena.

Comunità rumena particolarmente arrembante in Italia, con una crescita degli arrivi che in cinque anni è salita del 260%. Rumeni che, oltre ad essere la maggiore comunità straniera in Italia, sono anche i primi nella ben poco rosea classifica delle persone denunciate, persone per lo più rientranti nella categoria degli “irregolari”, mentre “la maggioranza dei cittadini romeni che si trova nel nostro paese vive onestamente del proprio lavoro”.

Nel documento non si parla solo di immigrazione, ma di società nel suo più ampio senso, così emergono informazioni che riguardano le abitudini ed il costume degli italiani, i quali, stando al rapporto si sentono “poveri”. Ammonterebbe infatti al 74% la quota dei cittadini del Belpaese che si sente ‘impoveriti’, dopo l’introduzione dell’euro, cui è seguita l’impennata dei prezzi.

Così gli italiani, nello sforzo di garantirsi un tenore di vita ‘pre-euro’ hanno teso a spendere meno per i prodotti alimentari e di più per i servizi, aumentando il ricorso alle rate, alla ‘caccia’ allo sconto ed all’offerta promozionale, sempre senza perdere d’occhio la qualità. Tutto ciò nel solco di una crescita reale dei redditi nell’ordine dello 0,5% annuo, quindi ben al di sotto dell'inflazione.


Tra le voci maggiormente in crescita svettano le spese per l'abitazione, passate in dieci anni, tra il 1996 ed il 2006, dal 20,6% al 26%; 31%, se si includono le spese per l'energia.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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