Obbligazioni e fondi islamici delle nazioni Arabe attirano sempre più investitori

Nei primi nove mesi del 2007 il valore delle obbligazioni islamiche è raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente

La stampa parla infatti di asset bancari dal valore di 450 miliardi di dollari, 85 miliardi dei quali sono stati emessi sotto forma di bond al primo semestre di quest’anno, almeno 11 miliardi in fondi d’investimento. Il tasso di crescita della raccolta finanziaria è pari ormai al 15% all’anno.

Anche il mercato azionario italiano sta guardando ad Est e l’Unione Banche Arabe cede al corteggiamento annunciando la costituzione di una federazione con l’Abi, da realizzarsi entro un anno.

Le casse di Maometto, dunque, si rivelano una fonte sempre più importante di credito. Che da un lato si riversa sulle società occidentali, e dall’altro contribuisce a finanziare lo sviluppo delle economie emergenti, tanto le prime quanto le seconde a caccia della liquidità proveniente dai Paesi dei petrodollari, che nei prossimi 20 anni si stima avranno da spendere qualcosa come 20mila miliardi di dollari.

La liquidità Sharia-compatibile sembra avvalersi di strumenti in forte crescita, le obbligazioni islamiche secondo la formula dei Sukuk. L’emissione di questi bond consente di finanziare l’espansione societaria o la costruzione delle infrastrutture del Paese e costituisce una buona opportunità per i paesi in via di sviluppo.

Nei primi nove mesi del 2007 il valore delle obbligazioni islamiche è raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo quota 22,4 miliardi di dollari.


Lo rileva il sito Zawya.com segnalando che, tra le varie soluzioni proposte, la più gettonata è la Ijarah, un’obbligazione legata a contratti di leasing in linea con i precetti del Corano.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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