Iran senza armi nucleari dal 2003: l'annuncio dei servizi segreti è un attacco contro Bush

Ma Bush e Cheney hanno continuato a soffiare le trombe di guerra come se nulla fosse successo. E allora i generali, ora dislocati nei posti di comando civili, hanno deciso che quando troppo è troppo.

Come è potuto succedere che i servizi segreti americani, che per anni si sono inventati armi di distruzione di massa che non c'erano in Iraq e ancora due anni fa avevano sostenuto che l'Iran era vicino ad avere armi nucleari, abbiano così repentinamente cambiato opinione?

A quanto si è capito, "nuove fonti attendibili" avrebbero rivelato "con quasi certezza" che è dal 2003 che non esiste un programma nucleare iraniano a fini bellici. E per quattro anni l'amministrazione Bush, il presidente, il suo vice, hanno tuonato contro il pericolo iraniano, hanno chiesto e ottenuto un primo pacchetto di sanzioni dalle Nazioni Unite, hanno proclamato un embargo, hanno parlato di una "minaccia incombente"! E i servizi segreti non sapevano nulla e non hanno detto nulla, anzi ancora nella Intelligence Estimate del 2005 hanno confermato? Non credibile. E allora, cosa è successo?
E' successo che sono cambiati i vertici dei servizi segreti.

Attenzione alle date. Nel 2005 viene approvata una legge di riforma dei servizi che mirava a rendere effettivo il coordinamento tra le 16 circa agenzie di spionaggio separate. L'anno prima era stato cacciato il capo della CIA George Tenet, che aveva fornito informazioni taroccate sulle armi di distruzione di massa (o le aveva avallate), e viene sostituito da Porter Goss, un politico di vecchio corso, che dura poco. All'inizio del 2006 viene nominato il vero nuovo capo della CIA, il generale dell'esercito, Michael Hayden, che promette di rovesciarla come un guanto. L'anno dopo, a marzo del 2007, un altro militare, l'ex ammiraglio Mike McConnell va a dirigere il nuovo importante Direttorato nazionale per l'intelligence (è il DNI che ogni mattina consegna al presidente la "intelligence brief"). McConnel annuncia un "programma dei cento giorni" per creare una effettiva collaborazione tra le diverse agenzie e rivedere i metodi di raccolta e analisi delle informazioni.

Attenzione anche ai corpi di appartenenza: un generale dell'esercito e un ex alto ufficiale della marina a dirigere il più importante servizio di spionaggio e il centro di coordinamento dell'intelligence. Non solo, nello stesso periodo avviene una rivoluzione negli alti vertici delle forze armate. Cambia il capo di stato maggiore delle tre armi, troppo acquiescente nei confronti del Pentagono, ma soprattutto cambia il comandante di CentCom (il comando responsabile delle operazioni in Medioriente, quindi anche in Iran): anche questo viene affidato ad un ammiraglio, William Fallon.
E' un altro indizio del regolamento di conti all'interno delle forze armate. Via dai posti chiave i generali dell'aviazione, in particolare dello Strategic Air Command che aveva già pronti i piani di attacco contro l'Iran. Avanti i generali dell'esercito e gli uomini della marina, cioè le due armi che in questi anni hanno pagato con la vita dei loro uomini - soldati e marines - le guerre sbagliate volute dall'amministrazione.

Ma la nuova Intelligence Estimate sul pericolo iraniano costituisce anche una tappa - l'ultima in ordine di tempo e la più significativa - di un altro regolamento di conti in atto tra potere militare e potere civile, tra i generali e l'amministrazione Bush dominata dai neocons. I motivi di attrito si erano manifestati fin dall'inizio a causa del temperamento arrogante del nuovo ministro della difesa, Donal Rumsfeld. Alcuni generali (Tommy Franks) si piegarono alle folli valutazioni dei civili - Cheney, Rumsfeld, e il suo vice Paul Wolfowitz - che pretendevano di fare la guerra con pochi uomini e prevedevano che sarebbe durata non più di un anno. Altri (il capo di stato maggiore Eric Shinseki) non si piegarono e furono cacciati. Quando le cose però incominciarono ad andare male (siamo all'inizio del 2004) e si capì che la vittoria - se mai ci sarebbe stata - era lontana nel tempo, anche i generali trovarono la forza di ribellarsi. Non volevano fare da capri espiatori per decisioni sbagliate che erano state e continuavano ad essere imposte dal potere civile.


Nella loro "ribellione" trovarono sostegno in alcuni autorevolissimi ex militari, come Colin Powell (già capo dei capi di stato maggiore), come Brent Scowcroft (consigliere per la sicurezza nazionale sotto Bush padre) o Tony Zinni (comandante di CentCom ed esperto di Medioriente). Tutti personaggi che facevano riferimento al vecchio establishment repubblicano rappresentato da Henry Kissinger e da George W. H. Bush, quelli che in contrapposizione ai neoconservatori "idealisti" sono stati chiamati "realisti". Tutti costoro, generali in servizio o in pensione, sono passati dalla critica nei confronti del modo in cui è stata condotta la guerra ad un attacco a tutto campo contro la strategia neoimperiale dell'amministrazione, reputata pericolosa per gli stessi Stati Uniti.

A partire dal 2005 hanno lanciato un attacco concentrico contro i vertici della difesa, della sicurezza e dei servizi segreti, occupati dai neocons. Non potevano toccare Bush e Cheney perché eletti dal popolo, ma gli altri sì. E così Rumsfeld ha dovuto dimettersi ed è stato sostituito con un uomo vicino ai militari, Robert Gates. Ai servizi segreti sono stati messi due militari. I guerrafondai più accesi-neocons della prima ora -- se ne sono andati o sono stati cacciati dal Pentagono (Wolfowitz, Perle) e dal dipartimento di stato (Douglas Feith, John Bolton). Al Consiglio per la sicurezza nazionale è rimasto Stephen Hadley, ma due sue importanti collaboratrici, Meg O'Sullivan e Fran Townsend, sono state costrette a dimettersi. Anche Condoleezza Rice, da donna intelligente, ha capito che i rapporti di forza erano cambiati e ha incominciato a prendere le distanze dai neocons.
Ma Bush e Cheney, il presidente e il vicepresidente, hanno continuato a soffiare le trombe di guerra come se nulla fosse successo. E allora i generali, ora dislocati nei posti di comando civili, hanno deciso che quando troppo è troppo.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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