La politica di centro è quella vincente secondo Angela Merkel che spazia sui grandi temi

E' una Merkel decisionista: 'il futuro della Germania è al centro e noi siamo il centro' così ha aperto il 21mo congresso dell'Unione cristiano-democratica

E' una Merkel decisionista quella che ha aperto nel capoluogo della Bassa Sassonia il 21mo congresso dell'Unione cristiano-democratica: "il futuro della Germania è al centro e noi siamo il centro". Così, nel tripudio dei mille delegati, Angela Merkel ha ipotecato la permanenza della Cdu alla guida del paese. L'affermazione, detto per inciso, cade nel giorno in cui ha risalto sulla stampa il libro in cui l'autorevole politologo renano Gerd Langguth pronostica arditamente che la popolarissima "Angie" governerà la Germania molto a lungo, per almeno un quindicennio, sfidando il record di durata stabilito da Helmut Kohl.

Un mese fa, al congresso di Amburgo, Kurt Beck ha fatto sterzare a sinistra il partito socialdemocratico (Spd) che Gerhard Schröder aveva portato a convergere al centro - nel secondo governo con i Verdi - come alfiere di un neocentrismo riformista (la "neue Mitte") protagonista della revisione del welfare e del risanamento dei conti pubblici. L'Agenda 2010 era diventato il nuovo vangelo socialdemocratico. Nella città anseatica, con il cambio di rotta, la Spd ha dato il via al conto alla rovescia delle prossime elezioni politiche nel 2009: e Angela Merkel oggi ha contrattaccato frontalmente per la prima volta gli alleati di governo nella "grosse Koalition" accusandoli di volere rinnegare il riformismo schroderiano. "Con noi non ci sarà un commiato dal corso riformista - ha assicurato ai delegati -. Per questo oggi dico ai nostri stimati partner di coalizione che chi vuole rimettere indietro le lancette dei necessari rinnovamenti non vince nulla, anzi perde tutto: cioè la fiducia. E ciò non sarà possibile con la Cdu".

Da qui il suo messaggio congressuale: nessuna marcia indietro sulla flessibilità del mercato del lavoro, meno rigidità sui licenziamenti, conferma dell'innalzamento a 67 anni dell'età pensionistica e dell'ulteriore ristrutturazione del welfare, lotta agli sprechi della pubblica amministrazione, forte impegno per l'istruzione e l'innovazione, e soprattutto conti pubblici in ordine, possibilmente entro il 2011. Ma senza perdere di vista il confronto con l'alleato di oggi e prossimo antagonista elettorale, per cui Merkel apre inaspettatamente al salario minimo, nuovo cavallo di battaglia dell'Spd, se il provvedimento può sul serio impedire l'aumento del precariato. In ogni caso "ciascuno ha in sé la capacità di fare qualcosa per la sua vita". Con Beck la cancelliera usa toni forti: "Socialismo democratico è una contraddizione in termini: sono due parole che, dal punto di vista logico, non stanno insieme. Il socialismo ha uno sbocco totalitario, che lo si voglia o no. Perché ha in mente l'uguaglianza di tutti che è qualcosa di completamente diverso dalla giustizia. Così viene seppellita la voglia di fare. Esso rende i deboli ancora più deboli e distrugge la società e l'individuo".

Ma poi, è la volta di un bagno di realismo: le ultime elezioni hanno infatti insegnato ad "Angie" che un rilancio del liberalismo non è garanzia di vittoria in un paese in cui a 25,7 milioni di occupati corrispondono quasi 31 milioni di pensionati e percettori di pubblici sussidi. Il nuovo programma dichiara dunque come centrale la questione ecologica, spianando la strada a un'alleanza di governo con i Verdi, e dichiara l'attenzione ai problemi sociali originati dalla globalizzazione.

La Signora della Germania ha poi fissato su cinque pilastri "inamovibili" il profilo programmatico della Cdu: "L'Unione cristiano-democratica è il partito popolare di centro sovraconfessionale cristiano-sociale, conservatore e liberale; il fondamento della sua dottrina sociale e politica è l'immagine cristiana dell'individuo; i suoi valori base sono la libertà, la giustizia e la solidarietà; l'unità della Germania nella pace e nella libertà; l'unificazione dell'Europa". Quanto alla politica estera, Merkel ha evocato per nome soltanto Stati Uniti, Israele e Iran, e, diversamente dal precedente congresso cristianodemocratico di Dresda, non ha fatto alcun riferimento all'ambizione tedesca di ottenere un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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