Libano: manca sempre il presidente. Il vuoto istituzionale inizia a preoccupare a livello mondiale

Il Libano è immerso in un vuoto di potere, dovuto alla mancata elezione del presidente della Repubblica in seguito alle dimissioni dell'ex capo dello Stato Emile Lahud.

Il Libano è immerso in un vuoto di potere, dovuto alla mancata elezione del presidente della Repubblica in seguito alle dimissioni dell'ex capo dello Stato Emile Lahud. Il 23 novembre il Parlamento avrebbe dovuto eleggere un successore, ma l'attesa è stata vana. Vana come gli altri precedenti tre tentativi.

Le prerogative presidenziali sono per ora esercitate dal governo del premier Fuad Siniora, un sunnita. E qui si apre un altro problema: in base al sitema politico-confessionale del Paese, il presidente della Repubblica dovrebbe essere un cattolico-maronita.

Ma se questo vuoto non viene colmato in fretta, il rischio è che la comunità cristiana sia alla fine privata della presidenza. In proposito, in un comitato congiunto, i movimenti sciiti d'opposizione, Hezbollah e Amal, hanno ammonito che "il prolungarsi del vuoto porterà all'indebolimento della formula di coesistenza nazionale tra musulmani e cristiani".

Il Paese ha paura: oltre alla crisi e allo stallo che regnano sovrani, si teme che la mancata elezione lasci lo spazio ad una nuova ondata di violenze, che nella peggiore delle ipotesi potrebbe portare ad un'altra guerra civile. Si è persa ormai ogni fiducia nella classe politica, e l'insoddisfazione è un segnale ed un allarme che può alzare i toni dello scontro tra le diverse fazioni.

Alla paura il governo ha reagito con la militarizzazione: dalla scorsa settimana le strade di Beirut sono occupate dai tank dell'esercito, e i soldati sono ovunque.
Una delle opzioni possibili è l'instaurazione di un governo militare: il comando passerebbe al capo dell'esercito Michel Sleimane. Ma questa mossa potrebbe non essere accettata dalla maggioranza del Paese, il che implicherebbe il ritorno al cerchio della violenza.


Proprio oggi ci sono stati degli scontri tra gruppi sunniti rivali a Tripoli, nel nord del Libano. I morti sono almeno due. Il teatro di queste violenze è stato il quartiere di Abi Samra, dove i seguaci del movimento integralista islamico filosiriano Al-Tahwid (Unificazione) si sono contrapposti a quelli legati al movimento Mostaqbal (Futuro) del leader Saad Hariri, appartenente alla maggioranza parlamentare antisiriana.

Tutti gli schieramenti politici libanesi concordano sulla necessità di arrivare ad un nome, il prima possibile.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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