Registrare e brevettare colori è illegale secondo l'Unione Europea che richiama Deutsche Telekom

La Comunità europea di recente ha fatto notare alle aziende che ciò che hanno fatto è illegale

Eh già, la mania di registrare marchi di ogni cosa, sta imperversando ovunque. Sarà forse causa del mercato libero che, proprio per la sua intrenseca realtò, fa paura ai più che cercano in qualche modo di tutelare i propri interessi, ma certe posizioni sono a dir poco assurde. E’ il caso, per esempio, della registrazione esclusiva dei colori di un marchio di una azienda, tanto che nessun’altro, in teoria, potrebbe più usarlo.

Eh si, perché una grande società come Deutsche Telekom ha avuto l’ardire di registrare (CTM 002534774) e acquistare il codice RGB del colore sociale, il magenta (RGB ff00ff), tanto che se in Germania un utente vuole utilizzarlo sul proprio computer non può farlo, visto che la “T” della Telecom tedesca è di color magenta e l’azienda considera la tonalità parte integrante del marchio.

La Red Bull, da parte sua, ha acquistato il blue/silver, la combinazione cinquanta per cento/cinquanta per cento di blu e grigio, parte integrante del suo logo. Il suo codice di registrazione CTM è 002534774 e quello RGB è 000f75 - a6abb5. E il blue/silver della bibita energetica sta incontrando gli stessi problemi della compagnia telefonica tedesca.

Fortunatamente la Comunità europea di recente ha fatto notare alle due aziende che ciò che hanno fatto è illegale. Registrare un sito, un nome, si può. Ma, come recita l’art. 4 del Regolamento Ue sui marchi registrati questo è possibile “solo per i simboli rappresentabili graficamente”. I colori, insomma, no!

Sul web intanto si moltiplicano i siti e i blog di protesta. Al grido di “Liberate il magenta”, i navigatori chiedono che il colore torni di pubblico utilizzo. I più arrabbiati sono i tedeschi, perché la questione penalizza soprattutto loro. E si sono dati da fare creando siti in tedesco e in inglese, dai colori sgargianti, anzi dal colore: perché è ovviamente il magenta che la fa da padrone.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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