Afghanistan di novo sotto il controllo dei Telebani secondo importante rapporto inglese

I telebani hanno ripreso il controllo, anche economico, dell' Afghanistan secondo il rapporto del prestigioso Senlis Council inglese

I telebani hanno ripreso il controllo, anche economico, dell' Afghanistan. A fornire queste amare constatazioni è l'ultimo, dettagliatissimo rapporto del "Senlis Council", il prestigioso think-tank britannico di politica internazionale, che da tempo sottolinea gli errori delle missioni a guida americana e Nato, e propone la necessità di cambiare approccio nella lotta alla produzione di oppio, passando dall'eradicazione a una sorta di monopolio controllato dallo Stato.

Secondo l'osservatorio, che in terra afgana ha ben tre sedi (a Kabul, Helmand e Kandahar) e che monitora la situazione del Paese da anni, "il 54 per cento delle città e dei villaggi ha una presenza permanente di talebani, soprattutto a sud". Ma non sono solo i centri abitati ad essere sotto il controllo dei fondamentalisti: "La guerriglia talebana - prosegue infatti il rapporto - controlla zone di campagna, grossi centri, importanti arterie stradali" ed è attiva più che mai nei gangli vitali dell'economia afgana.

Lungi dall'aver abbandonato la regione, i taliban hanno preso del tempo per riorganizzarsi, prendendo spunto da un altro grosso pantano provocato dall'Occidente, l'Iraq, e importando le tattiche della guerriglia irachena, una guerra asimmetrica che include kamikaze e attentati dinamitardi lungo le strade. La "mancanza di leggi e di controllo governativo nelle zone di confine con il Pakistan - prosegue il documento - stanno rafforzando direttamente e indirettamente la guerriglia attraverso nuovo reclutamento, finanziamenti e operazioni di supporto ideologico e basistico da parte di Al Qaeda".

Il potere che gli studenti delle madrasse sono tornati a esercitare, dice il Senlis, è non solo economico, ma anche psicologico, grazie a una crescente legittimazione politica guadagnata nella mente e nel cuore della popolazione civile, abituata a repentini cambi di regime ed alleanze e delusa da anni di promesse di pace e prosperità che non sono mai state mantenute.

Nelle 111 pagine di cui si compone il rapporto, suddivise in tre capitoli - sicurezza, sviluppo sociale ed economico, governance - il pensatoio britannico descrive una situazione quasi senza speranza e prospetta vari scenari, che includono l'impossibilità del governo Karzai e della Nato di controllare la guerriglia e il ritorno al potere dei talebani con il favore di gran parte della popolazione. Un incubo che sta diventando sempre più reale: "La domanda adesso è non se i talebani torneranno a Kabul, ma quando, e in quale forma", si chiede il Senlis, che documenta il fallimento degli sforzi internazionali "nel tentativo di migliorare le condizioni di vita della popolazione e di aumentare il consenso nei confronti del governo e della comunità internazionale". La guerriglia, divisa in un nocciolo duro di estremisti islamici, appoggiati però da un più largo strato di poveri, è infatti "riuscita a sabotare la missione di stabilizzazione Nato-Isaf".


L'unica speranza, a questo punto, è un radicale cambio di strategia. La Nato, raccomanda l'Istituto, "deve incorporare truppe islamiche nella missione", passare da "una strategia anti-terrorismo" ad una "anti-guerriglia", operare anche in Pakistan per tagliare i collegamenti. Una ricetta che pone l'accento non sugli aspetti umanitari, ma su quelli militari: servono, in sostanza, più soldati. Almeno il doppio rispetto ai 40 mila attualmente impegnati nelle missioni Nato-Isaf. Solo così, secondo il Senlis Council, si eviterà che l'Afghanistan, ormai sull'orlo di un precipizio aperto sul caos








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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