Rai e Mediaset: stessa linea politica imposta da Berlusconi secondo intercettazioni per Repubblica

Secondo un’inchiesta pubblicata dal quotidiano La Repubblica, Rai e Mediaset avrebbero concordato le strategie informative su eventi di cronaca e politica

Secondo un’inchiesta pubblicata dal quotidiano La Repubblica, Rai e Mediaset avrebbero concordato “le strategie informative nel caso dei grandi eventi della cronaca e orchestrato i resoconti della politica. Su tutto, la grande mano di Silvio Berlusconi e dei suoi collaboratori che quotidianamente tessevano la tela, facevano centinaia di telefonate e si scambiavano notizie, organizzando tutto fino ai più piccoli dettagli”. Le intercettazioni metterebbero in chiara evidenza che tra i dirigenti delle due Tv, da sempre all’apparenza concorrenti, ci sia stato un fitto scambio di informazioni sui rispettivi palinsesti, soprattutto in occasione della morte di Papa Giovanni Paolo II e delle elezioni amministrative del 2005 e, cosa ancor più grave, una pianificazione dei rispettivi palinsesti nell’esclusivo vantaggio del leader della destra. In realtà, non c’era bisogno delle intercettazioni per rendersi conto di quanto era già chiarissimo, ma il quadro che emerge è inquietante, soprattutto in relazione ai vari personaggi alternatisi al telefono della Bergamini e le relazioni tra loro e con i direttori del Tg1 e del Tg5 a fare, testuale da trascrizioni, “gioco di squadra”.

Le intercettazioni telefoniche, partite nell’estate del 2004 per ordine dei Pm Laura Pedio e Roberto Pellicano per far luce, appunto, sul fallimento del gruppo Hdc, registrarono i movimenti non solo di Crespi, ma anche di alcuni personaggi che ruotavano intorno a lui. In particolare, da resoconti redatti dalla Guardia di Finanza, emersero le conversazioni di Giampiero Fiorani, dalle cui telefonate è stato scoperto l’inizio della scalata ad Antonveneta, di Debora Bergamini - ex assistente di Berlusconi e all’epoca dei fatti dirigente Rai - e di Niccolò Querci, numero tre di Mediaset.

L’inchiesta ha chiamato in causa 21 indagati tra i quali Fedele Gonfalonieri e Alfredo Messina, rispettivamente Presidente e consigliere Mediaset, accusati di favoreggiamento, Fulvio Pravadelli, amministratore delegato di Publitalia 80 e lo stesso Fiorani. Le indiscrezioni di La Repubblica sulle intercettazioni ai danni di Debora Bergamini e di Nicolò Querci svelano una ragnatela che ha intrecciato la Rai con Mediaset sotto il governo Berlusconi, un vero e proprio cartello per sottomettere il servizio pubblico agli interessi di Mediaset.

L’inquietante scenario che emerge dalle trascrizioni fa riferimento principalmente a due eventi del 2005, importantissimi per il Paese. Nei famosi giorni dell’agonia di Giovanni Paolo II, in Rai l’aria era piuttosto tesa: non per la salute del Papa, ma per paura che l’eventuale morte del pontefice potesse avere riflessi negativi sulle elezioni amministrative del 3 e 4 aprile; si temeva, sull’onda dell’emozione, l’astensione dei cattolici. Il susseguirsi di notizie sul peggioramento delle condizioni del Papa allarmò la Bergamini che decise di cambiare la programmazione della Rai in funzione “tranquillizzante”. Nella trascrizione di una telefonata tra la Bergamini e un’altra donna, datata 2 aprile, si legge: “Le due si lamentano di una persona alla quale non riescono a spiegare che bisogna dare un senso di normalità alla gente, al di là della morte del Papa, per evitare forte astensionismo alle elezioni”. I militari scrivono che il telefono della chiamante è intestato alla Rai.

Per cambiare la programmazione di Viale Mazzini, Debora Bergamini chiama direttamente Mauro Crippa - suo omologo a Mediaset - e un assistente di Berlusconi. Subito dopo chiama anche Fabrizio che, nelle note della Guardia di Finanza, potrebbe essere il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce: “Debora lo avverte che Ciampi sta preparando un messaggio a reti unificate da mandare in onda alla morte del Papa. Debora gli riferisce di aver avvertito Berlusconi. Debora gli dice che Berlusconi pensa che questo metterà in buona luce Ciampi e avrebbe considerato l’ipotesi di rilasciare anche lui delle dichiarazioni”. Questo il riassunto delle Fiamme Gialle.


L’attentato alla trasparenza dell’informazione e alla democrazia del Paese raggiunge il massimo quando Debora Bergamini, insieme a Benito Benassi, (vicedirettore marketing Rai) iniziano a pianificare la strategia per gestire al meglio le elezioni. In alcune telefonate del 2 aprile, Debora dice che Cattaneo, direttore generale Rai, ha chiesto di condividere i loro pareri con quelli di Bruno Vespa al quale avrebbero chiesto di non confrontare i voti attuali con quelli delle scorse regionali.

Fino alle 21.30 del 2 aprile, ora nella quale arriva l’annuncio della morte del Papa, la Bergamini parla con Del Noce e un’altra volta con Crippa dei rispettivi palinsesti, affermando che Vespa, che ha parlato con Rossella, accennerà in trasmissione “al Dottore” (cioè Silvio Berlusconi) ad ogni occasione opportuna.

Nei giorni delle votazioni, il 3 e 4 aprile, il telefono di Debora Bergamini è rovente. Nella giornata del 3, Debora parla con Francesco Pionati, l’allora notista politico del Tg1 e oggi senatore dell’Udc che rassicura la Bergamini sul fatto che le notizie più spinose per il cavaliere saranno relegate in coda al servizio di giornata. La sera del 4 aprile Cattaneo dice alla Bergamini di aver parlato con Bonaiuti, che era con Piersilvio, sul fatto che per lui non è il caso di mandare in onda i dati: “Cattaneo dice che Follini, sta rompendo i ciglioni, ma prima o poi dovranno dare i dati. Cattaneo dice però che terranno più duro possibile”. Alle 19.30 del 4 aprile è addirittura lo stesso Berlusconi che telefona alla Bergamini ma, dal momento che non si possono riportare le parole di un deputato, cosa si siano detti rimarrà un mistero.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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