Nuovo libro di Al Gore: "L'assalto alla ragione" una analisi spietata sulla democrazia in occidente

Un'analisi spietata, quella del Nobel per la Pace, perché riguarda lo stato di salute della democrazia in Occidente.

Al Gore è sicuramente l'uomo politico dell'anno. Dopo l'Oscar per "Una Scomoda Verità" e la vincita del Premio Nobel della Pace ha riconquistato una statura internazionale di primissimo livello.

E così, per gli scherzi che la storia è solita fare, dopo la sconfitta, assai dubbia, alle presidenziali del 2000, si sono invertite le parti: da un lato abbiamo un George W. Bush, che si avvia ad una mesta conclusione della sua pessima presidenza; dall'altro l'ex vicepresidente di Clinton, che molti vorrebbero candidato alle presidenziali del 2008. Ora Gore ha appena pubblicato un saggio assai intrigante, "L'assalto alla ragione", tradotto e pubblicato in Italia da Feltrinelli. Un libro importante, quello del neo Nobel per la Pace, perché affronta alla radice alcuni dei nodi del dibattito politico contemporaneo, a partire dal più importante: la crisi della democrazia determinata dall'offuscamento della politica guidata dal principio della ragione.

A suo avviso, infatti, gli Stati Uniti, e quindi il mondo, hanno avuto una guida politica che in questi ultimi anni non ha utilizzato la forza della ragione, ma ha approfittato del suo ruolo per aumentare il suo potere in maniera smisurata e senza limiti, compiendo un pericoloso arretramento rispetto a secolari conquiste di libertà. L'analisi di Gore sulla genesi della guerra in Iraq, sulle bugie e le assurdità utilizzate dall'amministrazioni Bush-Cheney per iniziare questo conflitto assurdo, è in questo senso assolutamente implacabile; così come quella sulle questioni relative al problema della salvaguardia ambientale in relazione alla mancata ratifica del trattato di Kyoto o al disastro dell'uragano Katrina.

La presidenza Bush è, da questo punto di vista, sovversiva; scrive Gore a pagina 62 del suo libro: "il presidente Bush ha perso completamente il senso della realtà e le sue scelte sconsiderate mettono a rischio la salvezza e la sicurezza del popolo americano"; e ancora, a pagina 129: "mancando di rispetto alla Costituzione americana, l'attuale amministrazione ha portato la nostra repubblica sull'orlo di una pericolosa lacerazione del tessuto della democrazia".
Parole durissime, e non solo perché a scriverle è un autorevole politico di statura mondiale. Del resto, l'autore non vuole scrivere un pamphlet contro il presidente, ma molto più intelligentemente collocare la presidenza Bush all'interno di quell'arretramento dei principi democratici che l'Occidente ha conosciuto in questi ultimi anni di ingresso in quella che il politologo inglese Colin Crouch ha definito brillantemente "la post-democrazia".

Pagine molto significative del saggio sono infatti dedicate al ruolo di condizionamento sulle coscienze che viene esercitato a livello mondiale dalla televisione, maestra nel formare, ma soprattutto plagiare, il senso comune portando in tal modo ad un arretramento sempre più consistente del confronto delle idee e del dibattito tra i cittadini. Secondo Gore, quando la discussione partecipata viene sacrificata sull'altare dell'immediatezza spicciola del linguaggio mediatico, infatti, passa solo ciò che viene ritenuto necessario a rafforzare l'idea dominante del potente di turno, mentre tutto ciò che guarda a soluzioni diverse viene censurato o duramente attaccato; una situazione che sta diventando sempre più generale e che noi italiani conosciamo bene per esser stati governati da un magnate monopolista dei media come Silvio Berlusconi. Una politica che diviene così sempre più atrofizzata, dove i cittadini sono adulati ma non ascoltati, e dove ogni ragionamento razionale viene messo sotto scacco dalla retorica della paura che giustifica l'invadenza del potere esecutivo su quello legislativo e quindi su alcune delle principali libertà costituzionali dei cittadini (vedi Patriot Act, Guantanamo, le torture e tutte la legislazione contro il terrorismo post 11 settembre; e in Italia basterebbe pnsare alla questione recente dei rumeni).


Nel suo libro, Gore parla di esplicito attacco al principio della separazione dei poteri, del crescere di una pericolosa demagogia abilissima nello sfruttare la paura dei cittadini per consolidare il proprio potere personale, di una concentrazione del potere economico e politico nelle mani di una ristretta cerchia di persone che utilizzano la loro forza per scopi esclusivamente personali, di un'amministrazione che si ritiene guidata da Dio e che per questo non accetta il dialogo e il confronto perché si ritiene depositaria dell'unica verità venduta a proprio tornaconto con le tecniche della più subdola propaganda mass-mediatica.
Un'analisi spietata, quella del Nobel per la Pace, perché riguarda lo stato di salute della democrazia in Occidente. Per rimediare a questi disastri, Gore ci ricorda come sia importante che i cittadini comunichino e partecipino, si confrontino quotidianamente e possano giudicare i loro governanti. Tutto questo per affermare nuovamente un modello trasparente e condiviso di politica democratica: quella che non si esporta con le armi, ma si costruisce ogni giorno tramite il dialogo e la libera contaminazione delle esperienze dei cittadini.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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