Al comando del Comitato militare della Nato un italiano:l'ammiraglio Di Paola.Una vittoria per noi?

L'ammiraglio è stato nei fatti arruolato nel partito dei filo atlantici piuttosto che degli europeisti.

L'ammiraglio è stato nei fatti arruolato nel partito dei filo atlantici piuttosto che degli europeisti. Questo parrebbe rendere inspiegabile la preferenza e il sostegno degli Stati Uniti -nella scelta per i vertici NATO- del candidato polacco, il generale Franciszek Gabor.

La ragione invece c'è, ed è rintracciabile nella volontà di Washington sia di continuare a sostenere la spaccatura tra vecchia Europa e nuova Europa sia, soprattutto, nel difendere i loro interessi rispetto al programma d'installazione del sistema antimissile in Polonia che ha determinato ferme reazioni russe.

Le recenti elezioni presidenziali in Polonia hanno lanciato un controsegnale (al subalterno gemello Kaczynski è stato preferito il più autonomo Donand Tusk) ed è probabile che nella candidatura alla Nato del generale polacco, gli USA puntassero a un riequilibrio in loro favore.

Per gli stessi motivi, interpretati al contrario, i grandi elettori, i capi di stato maggiore europei, hanno scelto la candidatura di Di Paola: affidabile per gli Stati Uniti ma non spaccava l'Europa.
Non solo: in quella sede è stato valutato positivamente il suo ruolo di capo di Forze armate impegnate nelle missioni internazionali. A questo proposito si sottolinea un paradosso: l'ammiraglio Di Paola, promotore e difensore ad oltranza degli investimenti in forze da sbarco aereonavali -le stesse per cui si spendono miliardi in finanziaria- arriva al successo della nuova nomina, in virtù di un riconoscimento della partecipazione italiana alle missioni internazionali, azioni "di terra" svolte dall'esercito (gli scarponi sul campo!). Ricordiamo tutti, con un po' d'imbarazzo, lo sbarco della nostra missione in Libano, nel settembre del 2006: enfatico nei mezzi quanto inefficace nei risultati. Perché occorre ricordare un altro dato: dal 2001 al 2004 Di Paola è stato Direttore Nazionale degli Armamenti. Ruolo strategico più che asetticamente tecnico: scegliere gli armamenti equivale a schierarsi su scelte politiche precise. Preferire certi sistemi d'arma piuttosto che altri significa non solo privilegiare una forza armata rispetto ad altre (l'ammiraglio Di Paola proviene dalla Marina), ma anche piegare le scelte di politica industriale a favore delle produzioni Statunitensi piuttosto che delle coproduzioni europee.

Come ripetiamo da tempo le scelte di politica estera del nostro paese sono spesso determinate dalla Difesa e questa, a sua volta, è condizionata degli interessi delle industrie delle armi.
Il nuovo ruolo che Di Paola ricoprirà dal prossimo giungo è molto importante: sarà il coordinatore delle strategie militari e delle politiche d'armamento dei Paesi dell'Alleanza che sono sempre più coordinate tra loro. Il tema è chi determina lo "standard" del coordinamento e quali sono i condizionamenti da parte del comandante operativo delle forze NATO in Europa, che è sempre nominato dagli USA? Il suo ruolo prevede di elaborare strategie e pianificazioni militari in tempi di crisi o di guerra e pronunciarsi sull'eventuale ricorso all'uso della forza.
Non solo: lo scenario impone domande ancora più ampie che riguardano la natura e la funzione strategica della Nuova NATO globale sempre più targata a stelle e strisce e onnivora nei confronti dell'ONU e dell'Unione Europea.


Per opporsi con successo a queste tendenze occorre intanto che l'Europa arrivi all'unità politica e conseguentemente ad una politica estera e di difesa autonoma. La nomina dell'ammiraglio è funzionale o no a questo progetto?








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


Torna su