Biglietti treni: aumento dei costi. Con la tariffa ordinaria nazionale non viaggierà sui regionali

Dal 1 novembre Trenitalia ha deciso con l'avallo delle Regioni, comunicandolo alle Associazioni dei consumatori senza consultarle, di non consentire agli utenti con biglietti a tariffa ordinaria nazionale di viaggiare sui treni regionali

Dal 1 novembre Trenitalia ha deciso con l'avallo delle Regioni, comunicandolo alle Associazioni dei consumatori senza consultarle, di non consentire agli utenti con biglietti a tariffa ordinaria nazionale di viaggiare sui treni regionali a conferma della volontà (dopo le tariffe speciali per IC - ES, ecc.) di abolire il cosiddetto "servizio universale" di trasporto pubblico nazionale ferroviario, uno degli elementi che sinora consentivano di assicurare il diritto fondamentale alla mobilità sul territorio nazionale.

Il divieto di utilizzare i biglietti per treni espressi e interregionali sui treni regionali viaggiando da una regione all'altra, comporterà - avverte Assoutenti - quindi una serie di problemi, tra i quali:

- La tariffa ordinaria nazionale è anche l'unica riconosciuta nel "paniere" ISTAT. A questo punto è assurdo che l'ISTAT continui a considerare un "prezzo" che di fatto non serve più a nessun servizio ferroviario;

- L'incremento (le tariffe regionali sono anche del 30% superiori alla tariffa ordinaria nazionale) è dovuto dal fatto che la tratta viene "spezzata" in due sottotratte con prezzi più alti e annullando anche l'effetto di diminuzione del costo chilometrico al crescere della distanza complessiva percorsa come prevedeva la tariffa ordinaria nazionale con la cd "curva tariffaria": L'operazione è favorita dall'abolizione dei treni di categoria "Interregionale", divenuti ora semplicemente "regionali" con grave colpa delle Regioni, cui ne è affidata la gestione, che hanno fatto prevalere i localismi.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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