Russia-Unione Europea: il vertice di Mafran in Portogallo non risolve nessuno dei problemi attuali

Il summit di Mafra, in Portogallo, non si è chiuso con un bilancio positivo, né per la Russia, né per l'Ue: le questioni principali, energia, diritti umani e democrazia, sono rimaste sul tavolo. E probabilmente ci rimarranno ancora a lungo

Il vertice tra Ue e Russia, tenutosi venerdì 26 ottobre a Mafra, inPortogallo (Paese ospitante in quanto regge la presidenza di turnodell'Unione Europea), dovrebbe essere l'ultimo al quale Vladimir Putinpartecipa come presidente. Il condizionale dovrebbeè veramente d'obbligo, poiché non è detto che al prossimo vertice Putinnon sia nuovamente presente, magari come primo ministro e forse comepresidente acclamato dal popolo.

Tuttavia il vertice non si èchiuso con un bilancio positivo, né per la Russia né per l'UnioneEuropea. Le questioni principali, energia in primis, diritti umani edemocrazia poi, sono rimaste sul tavolo e ci rimarranno ancora a lungo.Nondimeno, sia da parte europea, sia da parte russa le porte sono statelasciate aperte.

L'intenzione di Putin era di presentare leproprie rimostranze per il divieto posto dalla commissione europeaall'acquisto di infrastrutture per il trasporto dell'energia (gasdotti,oleodotti e elettrodotti) da parte di società extra europee. Ciòpenalizza il colosso energetico statale russo Gazprom, desideroso diacquisire reti in Europa (soprattutto in Italia) per la trasmissionedel gas - cosa possibile grazie alla politica dell'unbundling,che impone la separazione tra chi vende e chi straporta energia - epoter quindi arrivare al consumatore finale, ma anche le grandicompagnie di fondi di investimento statunitensi. Ma Putin e Gazpromvedono il divieto orientato principalmente alla penalizzazione degliinvestimenti russi in Europa, dimenticando che anche alle societàeuropee non è permesso investire in infrastrutture energetiche inRussia.

Putin ha tentato di rassicurare gli europeisull'aggressività economica russa (soprattutto quella che ha allespalle lo stato), dovuta alla massa di "gaspetrodollari" generatidall'alto prezzo internazionale del greggio (Putin dovrebbe veramenteringraziare Bush per la guerra in Iraq, invece di trattarlo male)sottolineando che gli investimenti europei in Russia raggiungono lacifra di 30 milioni di euro mentre quelli russi in Europa arrivano sì eno a tre. Certo quelli diretti, ma quelli indiretti? La scorsa estatela compagnia petrolifera di stato ungherese MOL ha acquistato per 700milioni di euro la raffineria di Mantova IES. Dietro la MOL c'era ungruppo finanziario bulgaro, ma chi si cela dietro i bulgari, visto chein Bulgaria di quattrini da investire nel petrolchimico in Italia nonce ne sono?

A contrastare e smentire le affermazioni di Putin ciha pensato uno stesso membro della delegazione russa e forse l'unicovero oppositore di Putin che abbia incarichi ufficiali, AnatolyChubais, presidente dell'ente elettrico di Stato RAO ES, che haaffermato che il volume di investimenti russi in Europa e di pocoinferiore a quello degli investimenti europei in Russia.


Se lequestioni energetiche sono al punto di partenza, tuttavia il presidentedella Commissione Ue José Manuel Barroso e il padrone di casa, ilpremier portoghese José Socrates, hanno dichiarato la pienadisponibilità europea a sostenere l'ingresso della Russianell'organizzazione del commercio mondiale, la World TradeOrganization. Tuttavia, se da una parte l'entrata nel Wto è per laRussia un punto d'onore che conferma la piena accettazione nel consensointernazionale, dall'altra è anche per Mosca un vincolo a rispettare leregole del commercio internazionale e soprattutto ad accettare la CartaEnergetica, che contempla paritetiche condizioni per l'accessoall'energia e il suo trasporto.

Proprio per reclamizzare lapetro-ricchezza russa, Putin ha proposto che il prossimo vertice vengatenuto in Russia (e facendo capire che lui ci sarà), nella capitaledell'industria petrolifera a Khanty-Mansiisk, da dove viene estratto il60 per cento degli idrocarburi russi.

La proposta di tenere ilvertice nella capitale del petrolio russo, quando sia ha paura deipetrodollari di Mosca, è indice di una indubbia presenza di spirito delpresidente russo, che altrettanta ne ha dimostrata annunciando alvertice di Mafra l'apertura di un osservatorio per i diritti umani nelcuore d'Europa.

Più volte le autorità russe hanno accusato leorganizzazioni non governative presenti in Russia di ingerenza negliaffari interni e a volte anche di spionaggio, come nel caso di alcuneOng britanniche. Infastidito dal continuo richiamo all'osservanza deidiritti umani su Cecenia, libertà di stampa, affare Khodorkovsky, ilCremlino è partito al contrattacco con Bruxelles.

Il portavocedi Putin per gli affari europei, Sergey Yastrzhembskiy, ha sottolineatocon forza che non si tratterà di una iniziativa congiuntarusso-europea, ma di un organizzazione tutta russa con solifinanziamenti russi finalizzata a monitorare le violazioni dei dirittiumani nella Ue: a Mosca, decisamente non manca il senso dell'umorismo.

Qualchevecchia volpe della guerra fredda sostiene che si stia ritornando aglianni d'oro dello spionaggio, quando parallelamente alle guerrasilenziosa tra servizi veniva condotta una guerricciola propagandisticatra istituzioni culturali con compiti sussidiari, come Radio Libertà eFondazione Tolstoy da parte occidentale e le varie Francia-Urss oItalia-Urss da parte russa.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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