Situazione climatica: allarme Onu, sta peggiorando molto più rapidamente del previsto

Onu. Alle future generazioni un pianeta privo di risorse

Secondo le previsioni dell’Agenzia delle Nazioni Unite sull'ambiente(Unep), contenute nelle 570 pagine del IV rapporto sulle prospettiveglobali della terra, documento denominato 'GEO-4', tracciano un futurotinte fosche per il nostro pianeta e per le generazioni future. Lacommissione incaricata di stilare il documento, commissione composta da390 esperti che hanno utilizzato dati raccolti negli ultimi 20 anni, hacertificato come l’umanità stia cambiando il clima così rapidamente,con un consumo di risorse della terra così rapido da lasciare allefuture generazioni un pianeta i condizioni di salute precarie e privodi risorse.

Il passaggio più drammatico del documento è quello in cui gli espertiipotizzano che dopo le cinque estinzioni di massa verificatesi negliultimi 450 milioni di anni, di cui l'ultima 65 milioni di anni fa, lasesta sia “in corso e questa volta causata dall'uomo”, dal momento cheil clima sta cambiando più velocemente ora che negli ultimi 500.000anni, con un innalzamento della temperatura media che nel secolo scorsoè stato di 0,74 gradi, ma che aumenterà invece da 1,8 a 4 gradi entroil 2100, basti pensare come dal 1850 undici degli anni più caldi sisono registrati negli ultimi 12 anni.

Il documento evidenzia inoltre come il consumo di pesce sia più chetriplicato negli ultimi 40 anni, a fronte, tuttavia, di una quantità dipescato in caduta libera. Nonostante questa realtà, negli oceani, lapesca supera del 250% quanto sarebbe sostenibile, questo anche a causadei contributi statali. Brutte notizie anche per quanto riguarda labiodiversità, uno dei patrimoni più importanti e meno conosciutidell’umanità.

I cambiamenti climatici e la distruzione degli habitat stanno infattimettendo seriamente a rischio la sopravvivenza del 30% delle specieanfibie, del 23% dei mammiferi e del 12% degli uccelli.

Appare ovvio come la responsabilità di questa situazione drammatica siada attribuire agli oltre sei miliardi di abitanti del pianeta, davverotroppi rispetto alle risorse disponibili, situazione questa chepeggiorerà progressivamente ed inesorabilmente sino al 2050, epoca incui si stima che si raggiungerà un ‘picco demografico’ tra gli 8 ed i9,7 miliardi di abitanti. A quel punto si presume che il 60%dell'ecosistema sarà compromesso o sfruttato a livelli insostenibili,con ricadute serie su tutti, soprattutto per quelli che già oggi sonogli ‘ultimi’, con l’aumento dei territori desertificati, soprattutto inAfrica. Ad oggi gli africani che vivono sotto la linea della povertàsono aumentati, passando dal 47,6% del 1985 al 59% del 2000.


A fronte di notizie così drammatiche l’agenzia Unep ha sottolineatoalcune vittorie nella lotta all'inquinamento, come ad esempiol'eliminazione del 95% dei Cfc (clorofuorocarburi), principale causadel buco dell'ozono. Dato comunque non sufficiente dal momento che pertamponare i danni complessivi sarebbe necessario un taglio tra il 60 el'80% di tutti i gas serra.

Il rapporto si chiude con una ennesima constatazione amara, con larilevazione di come “alcuni dei progressi ottenuti nella riduzionedell'inquinamento nei Paesi più ricchi siano stati possibili solo aspese dei più poveri dove sono state spostate le produzioni industrialie il loro impatto (negativo)”.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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