Gli stipendi in Italia sono i più bassi in Europa. E bisogna alzare i salari dei giovani

Mentre negli altri paesi europei le retribuzioni continuano a crescere, in Italia rimangono al palo. Per il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi il reddito deve tornare a crescere perché 'riprenda il consumo, per la stabilità finanz

Gli stipendi italiani sono una miseria. Chi ha la fortuna di averne uno lo sa bene: è un privilegiato, ma c'è poco da fare festa. Per molti italiani, la busta paga "piange" e non basta mai. Bisognerebbe accorciare i mesi di almeno una settimana, oppure - senza pretendere rivoluzioni copernicane - aumentare le retribuzioni. E che quest'ultima sia la strada da intraprendere lo ha detto anche il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, che ha chiesto che le retribuzioni riprendano a crescere. "I livelli retributivi - ha detto il governatore in occasione di una lezione all'Università di Torino - sono in Italia più bassi che negli altri principali paesi dell'Unione europea". E a supporto delle sue affermazioni ha fatto riferimento ai dati di un'indagine di Eurostat che confronta le retribuzioni dei paesi europei tenendo conto anche dell'evoluzione dei prezzi:la retribuzione media oraria è, a parità di potere d'acquisto, di 11 euro in Italia, tra il 30 e il 40 per cento inferiore ai valori di Francia, Germania e Regno Unito.

Insomma, la diagnosi è chiara ma non rappresenta una novità. "La variabile chiave" secondo il governatore, resta ancora una volta il rilancio della produttività, "unico elemento in grado di far aumentare il reddito delle famiglie in modo stabile", accompagnata dalla "indispensabile ripresa della crescita del consumo".
Ma ancora più importante sarà - ha affermato il governatore -, "una coraggiosa riforma del sistema di istruzione e, in particolare, dell'istruzione superiore", che solleciti i giovani in procinto di affacciarsi sul mercato del lavoro "a investire seriamente in capitale umano. La politica economica - ha detto Draghi - avrà successo se li aiuterà a scoprire nella flessibilità la creatività, nell'incertezza l'imprenditorialità".

In tutto questo processo il governatore ha ribadito le raccomandazioni di sempre: mandare avanti le riforme strutturali nel Paese anche sul fronte delle pensioni, per cui va alzata l'età pensionabile, e per il mercato del lavoro. Ma ha anche messo in guardia: "Occorre un contratto di lavoro che permetta di spalmare i costi della flessibilità su tutti e non solo sui giovani".

E che per i giovani le prospettive non sono certo brillanti lo ha ammesso lo stesso Draghi sottolineando come "i diplomati o laureati entrati nel mercato del lavoro negli anni più recenti percepiscono, in termini reali, una retribuzione prossima a quella che ricevevano coloro che entravano nel mercato del lavoro all'inizio degli anni Ottanta e inferiore a quella di coloro che entravano nei primi anni Novanta". Ma, ha fatto notare il governatore: "I più bassi salari d'ingresso, in un contesto in cui quelli medi nell'economia hanno continuato anche solo moderatamente a crescere, non hanno schiuso profili di carriera più rapidi".

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. La ricetta che viene offerta agli universitari torinesi è chiara: tagli alle spese, allungamento dell'età lavorativa, flessibilità, incremento dei consumi per rilanciare produttività e Pil. Il tutto con la raccomandazione di modificare la "zuppa" con terminologie più appetibili. Così la flessibilità dovrebbe trasformarsi in "creatività". In fondo, il restyiling verbale non fa che rincorrere la realtà: chi più di un lavoratore flessibile può infatti sapere che, per campare, occorre reinventarsi ogni giorno una nuova identità?





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


Torna su