Temporary Manager: una nuova figura entra in azienda diversa da quella del consulente. I dettagli

Lo chiamano temporary management ed è un servizio largamente conosciuto e apprezzato dalle imprese, che lo usano però solo in piccola misura

Lo chiamano temporary management (”manager in affitto”) ed è un servizio largamente conosciuto e apprezzato dalle imprese, che lo usano però solo in piccola misura (un 14,04% delle aziende).

In cosa consiste questa forma di prestazione a tempo determinato? Non si tratta di un semplice rapporto di consulenza, identificato in genere con un supporto teorico all’Azienda, ma dell’aiuto operativo di un lavoratore altamente qualificato per la gestione di momenti di crisi.
Il Temporary Manager è un supporto pratico, in quanto lavora in azienda, per l’Azienda, facendola crescere, innestando professionalità in tutti i suoi addetti, in buona sostanza il Temporary Manager le cose le fa, non le racconta.

Secondo quanto emerso da un’indagine sul tema svolta da Gidp/HRDA (Gruppo Intersettoriale Direttori del Personale, network di 1950 Direttori Risorse Umane delle imprese medio-grandi italiane), presentato durante il primo appuntamento di Assolombarda “Innovation Meeting”, l’85,96% dei direttori risorse umane conosce il Temporary management.

Dei 114 direttori del personale interrogati il 42,11% conosce anche le società specializzate nel campo. Ma l’83,33% delle aziende non usa questo servizio, nella maggior parte dei casi perchè non lo conosce. Il restante 14,04% che lo fa preferisce affidarsi a un free lance (28,07%), soprattutto per ruoli dirigenziali e tecnici come Information Technology e Direttore amministrativo, finanza e controllo. Dall’indagine presentata oggi emerge che il grado di soddisfazione del servizio è buono per il 23,68% delle imprese, addirittura molto buono per il 2,63%: nessuno lo giudica insufficiente.

Rimane un fatto che questa forma di gestione “flessibile” viene usata soprattutto quando la situazione aziendale richiede una consulenza esterna per affrontare cambiamenti come delocalizzazioni (23,08%), ristrutturazioni o passaggi generazionali (15,39%). L’aiuto esterno serve anche per coprire un vuoto aziendale (10,9% dei casi) o in caso di acquisizione o vendita dell’impresa. La controindicazione principale al servizio consiste nella mancata integrazione del manager con colleghi e collaboratori (per l’8,77%) e il rapporto con i vertici (6,14%). A conclusione dell’indagine il 41,76% dei direttori del personale intervistati sostiene che l’ostacolo maggiore alla diffusione del Temporary management consista nella non conoscenza del fatto che esista e quindi della sia utilità. A livello nazionale c’è una Associazione cui fa capo la categoria, l’ATEMA.


Non solo Temporary manaegement..

Oltre alle società di “temporary menagement”, di cui abbiamo parlato, esistono altre formule di “affitto” manageriale: le executive search, le cooperative di dirigenti e i manager freelance.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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