Banche più solide e a rischio fallimento Bail IN Carige, Banca Vicenza, Banca Carichieti, Mps, Banche Marche, Cariferrara

Quale sarà il futuro delle banche all’indomani dell’esito del referendum costituzionale: rischi fallimenti e ricorso bail in

AGGIORNAMENTO: Non ci sono stati gravi problemi dopo le consultazioni, ma la Comunità ha chiesto di fare presto su alcuni nonostante l'esecutivo cambierà. Non ha però voluto citare le banche, non le singole questioni, anche se chiaramente c'è Mps

Cosa succederà alle banche italiane in crisi, a rischio fallimento, all’indomani della vittoria del no al referendum costituzionale di ieri? Probabilmente la sconfitta del premier al voto di ieri influirà parecchio, ma, secondo alcuni, non sarà determinante se gli istituti nel mirino dovessero realmente fallire, perché si tratta di un processo che sarebbe comunque successo, forze, considerando che si tratta di banche a rischio di per loro. Sono, dunque, destinate al fallimento Mps, Banca Popolare Vicenza, Carige, Banca Etruria, CariChieti, Banca Marche e CariFerrara? Certamente con la sconfitta del premier al referendum costituzionale, potrebbe saltare il piano di salvataggio da 5 miliardi di Mps che il premier aveva deciso di declinare tutto al ‘privato’, ricorrendo cioè a Jp Morgan e Mediobanca, per evitare il ricorso ai soldi pubblici.

E se questo piano di salvataggio dovesse fallire, scatterebbe automaticamente il ricorso al bail in che metterebbe di nuovo a rischio i soldi dei risparmiatori e degli investitori. Nel caso di banche in difficoltà, infatti, per il salvataggio correrebbero rischi i possessori di azioni, obbligazioni subordinate, obbligazioni senior non garantite, depositi intestati a persone fisiche o pmi superiori ai 100mila euro. Nessun rischio, invece, per i titolari di coni deposito per investimenti fino a 100mila euro, considerando che fino a questa cifra i conti deposito sono tutelati dal Fondo di tutela Interbancario, i correntisti, detentori di somme sempre entro i 100mila euro, coloro che detengono obbligazioni senior con garanzia, e i possessori di cassette di sicurezza e deposito titoli.

Stando alle ultime notizie, l’esito del referendum pesa fortemente sul futuro di Mps ma anche di Unicredit. Nell’ultimo documento sull’iniezione di capitale di Mps, la terza in tre anni per la banca di Siena, veniva citato 30 volte il rischio di bail-in. Intanto, nei prossimi giorni sono attesi i giudizi delle agenzie di rating, che avevano minacciato di abbassare i loro rating sulla qualità del credito del paese e delle sue banche nel caso di instabilità politica all’indomani della sconfitta del premier al referendum. Tra una settimana poi è atteso da UniCredit il nuovo maxi piano di ricapitalizzazione da 10-13 miliardi di euro circa.





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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