Società Stretto di Messina: non verrà chiusa e Di Pietro vota contro la Finanziaria

L’aula del Senato ha respinto l’emendamento della Commissione bilancio che avrebbe dovuto sopprimere la società Stretto di Messina

L’aula del Senato ha respinto l’emendamento della Commissione bilancio che avrebbe dovuto sopprimere la società Stretto di Messina. 145 voti a favore e 160 contrari e 6 astenuti, questo l’esito della votazione sul decreto legge correlato alla legga finanziaria relativo all’investimento di ingenti risorse per la costruzione del ponte sullo stretto.

All'esito del voto ha contribuito la spaccatura in seno all'Unione. In particolare l'Italia dei valori ha votato assieme all'opposizione. Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, contrario alla soppressione, aveva proposto di incorporare la società in Anas, che già detiene l'80% del capitale. Con questa soluzione, ha sostenuto Di Pietro, il governo avrebbe evitato il pagamento delle penali alle società vincitrici della gara di appalto per la costruzione del ponte.

In merito i partiti della sinistra comunista avevano formulato proposte alternative, come l'affidamento del contratto di Stretto spa alle Ferrovie o a una società che si occupa di cabotaggio marittimo.

In avvio di seduta, il governo aveva chiesto di tornare alla formulazione originaria dell'articolo 8, che non prevede lo scioglimento di Stretto spa. Il relatore Natale Ripamonti, "per senso di responsabilità", aveva chiesto di ritirare l'emendamento da lui proposto e accolto dalla commissione. Alla fine la proposta è stata respinta e la maggioranza è andata a picco. Il governo no, perché fiutato il pericolo si è rimesso alla volontà dell’aula.

La maggioranza è stata nuovamente battuta nelle votazioni sul decreto legge collegato alla Finanziaria, sull’emendamento per la soppressione della Scuola superiore della pubblica amministrazione. La sconfitta dell’Unione è maturata con 149 voti favorevoli, 160 contrari e un astenuto. Anche in questo caso il governo non si era impegnato e si era rimesso all’aula. Oltre alla soppressione della Scuola superiore, l'emendamento prevedeva anche quella dell'Istituto diplomatico, della Scuola superiore dell'amministrazione dell'Interno e della Scuola superiore dell'economia e delle finanze.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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