Clima e fonti rinnovabili: Gran Bretagna potrebbe richiedere all'Unione Europea di fare un passo

The Guardian, giornale londinese denuncia: alcuni ministri puntano a rivedere l'impegno con l'Europa per una quota obbligatoria di energia prodotta da fonti rinnovabili. Forse un nuovo capitolo della 'faida' tra l'ex cancelliere

Parla di "inversione a U" il Guardian, ma sarebbe meglio parlare di marcia indietro. Il governo britannico presieduto da Gordon Brown potrebbe boicottare l'impegno europeo per una quota obbligatoria di energia prodotta da fonti rinnovabili. Il piano - si legge sul sito online del quotidiano londinese - conta sul sostegno di diversi ministri. Potrebbe costituire un nuovo capitolo della "faida" vera o presunta tra l'ex cancelliere dello Scacchiere e il suo predecessore a Downing Street, il rivale-compagno di partito Tony Blair. Secondo il Guardian, le linee guida della nuova strategia sono contenute in un documento programmatico che oggi sarà presentato al premier dal titolare dell'Industria e del commercio John Hutton: gli impegni assunti nel giugno scorso dai Paesi Ue per aumentare al 20 per cento entro il 2020 la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili sarebbero troppo costosi e di "difficile" attuazione pratica.

Secondo Hutton per produrre entro la data stabilita appena il nove per cento dell'energia in modo "pulito" la Gran Bretagna dovrebbe investire ogni anno quattro miliardi di sterline, oltre 5,7 miliardi di euro. Costi inaccettabili secondo molti ministri del nuovo governo laburista, ai quali si aggiungerebbe una scommessa su impianti in mare aperto piena di incognite sia scientifiche che politiche.

Nel documento rivelato dal Guardian, in realtà, si parla di rischi politici su diversi fronti. Hutton avrebbe sottolineato la necessità di creare un fronte di Paesi "euroscettici" - in prima linea c'è la Polonia, anche dopo il successo alle politiche dei liberali di Donald Tusk - con l'obiettivo di "persuadere" Angela Merkel: nel Consiglio europeo del giugno scorso, infatti, fu proprio il cancelliere tedesco a spingere in modo decisivo per l'approvazione di impegni vincolanti, impegni che saranno definiti nel dettaglio solo a dicembre.

I costi politici paventati da Hutton si inserirebbero nel contesto di questa trattativa. "Il negoziato - avrebbe scritto il ministro - sarà molto difficile e controverso. La Commissione, alcuni Stati membri e il Parlamento Ue non vorranno un indebolimento degli obiettivi, nonostante alcuni alleati potrebbero sostenerne una revisione". La conclusione è inquietante: il governo britannico rischierebbero di "perdere la leadership sul contrasto ai cambiamenti climatici".

Per Brown, la scommessa potrebbe rivelarsi azzardata. Secondo un recente sondaggio, l'opposizione conservatrice ha raggiunto tassi di popolarità mai visti da 15 anni a questa parte. All'attacco dopo l'annuncio del premier che almeno fino al 2009 non si terranno elezioni anticipate - un atto di "codardia" ha sostenuto il leader David Cameron - i Tory potrebbero mettere a segno nuovi punti.


A protestare, sin d'ora, sono i gruppi ambientalisti. "Brown rischia di perdere il timone della lotta ai cambiamenti climatici", ha confermato John Sauven, direttore di Greenpeace: "Vorrebbe puntare sul nucleare e far naufragare gli obiettivi europei sulle energie rinnovabili".








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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